Tra il I ed il II secolo dopo Cristo, Decimo Giunio Giovenale, con lungimirante intelligenza, unì semplicemente due sostantivi, che ancora oggi, definiscono in modo sintetico ed impeccabile la demagogia politica, finalizzata alla perenne ricerca del consenso: “panem et circenses”.
In questi giorni, è complesso comprendere le disquisizioni riguardanti l’eventuale utilizzo dei fondi messi a disposizione dal Mes, nella fattispecie, “pandemic crisis support”. Provocatoriamente, premetto due domande.

La prima. Siamo un paese florido, in costante sviluppo economico, con poca corruzione, una fisiologica evasione, una politica generalmente avversa alla demagogia, una giustizia snella con processi veloci, una burocrazia in drastico contenimento, imprese che investono nel futuro, famiglie che progettano acquistando immobili, sussidi limitati, facile accesso al credito? Oppure, siamo un paese estremamente indebitato, con l’economia da tempo stagnante, endemici problemi di corruzione ed evasione, una politica frammentata, spesso in perenne ricerca di consenso, una giustizia non certo veloce, una burocrazia devastante che si autoalimenta, imprese che raramente investono, di sovente contengono, famiglie povere in desolante aumento, precarizzazione dilagante, accesso al credito a volte complesso (anche per gli abnormi quantitativi di deteriorati, sui quali peraltro, necessitano tempi biblici per i tentativi di recupero)?
Con rammarico, opterei per l’analisi impietosa, pragmaticamente oggettiva. Non esistono paesi idilliaci, ma forse, qualcosa si potrebbe fare. Un debito pubblico di immani proporzioni, è una carica esplosiva, in ogni caso rischiosa. Attualmente, senza gli interventi della Banca centrale europea, la crisi economica aggravata dalla pandemia avrebbe avuto la funzione di un detonatore. La Bce ha acquistato ed acquista ingentissimi quantitativi di titoli del nostro debito. Interventi assolutamente determinanti, che hanno calmierato i mercati, contenuto i rendimenti, evitandoci anche probabili declassamenti da parte delle agenzie di “rating”. Ad oggi, la cifra totale del nostro debito in possesso alla Banca centrale europea, dovrebbe attestarsi sui 400 miliardi, lo ripeto, 400 miliardi di euro! Di fronte a questi dati, si disquisisce sul rischio di accettare 36/37 miliardi messi a disposizione dal Mes, senza condizioni, a tasso risibile, che ci consentirebbe, rispetto ad una normale emissione di titoli di debito, un risparmio di oltre 500 milioni annui di interessi. Inoltre, il finanziamento sarà finalizzato ad investimenti nella sanità pubblica, la stessa, che per decenni è stata oggetto di pesantissimi tagli. La demagogia non segue la razionalità, spesso, deturpa l’oggettività. Il nostro debito pubblico è un fardello immenso che lasceremo alle future generazioni, una pesante eredità, che minerà il benessere dei nostri figli (dopo averli pesantemente precarizzati). Nel 2020, subirà un ulteriore impennata, dovuta soprattutto ad una distribuzione di sussidi, in questi casi razionale, se ponderata, meno, se distribuita a pioggia. Elargire denaro a coloro che hanno capitali, redditi, titoli investiti, implementando il debito pubblico, non appare un comportamento consono ad una gestione oculata, probabilmente utile al consenso: “panem”.
Concludendo il discorso sul Mes, è evidente che abbiamo necessità di investire nella sanità pubblica, è evidente che non abbiamo denaro per farlo, è evidente che, seppure privo di clausole, un prestito non è mai privo di rischi. Del resto, molto banalmente, per evitare problemi con i debiti, sarebbe auspicabile evitarli, o quanto meno, ridurli. Nel nostro caso, continuiamo ad implementarli. Comunque, a mio modesto avviso, sono sicuramente più rischiosi i 400 miliardi di titoli del nostro debito in mano alla Bce, dei 36/37 miliardi ricevibili dal finanziamento derivabile dal Mes. Se per ipotesi assurda, l’Unione europea decidesse di metterci in difficoltà, sarebbe sufficiente non rinnovare parte di quel debito in scadenza. Le dissertazioni sull’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal “pandemic crisis support”, appaiono strumentali, presumibilmente annoverabili nello “spettacolo ”, sempre fondamentale per la gestione dei consensi, il moderno “circenses”.

*Giornalista, docente e referente di sede d’esami universitaria

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