La famiglia, prima cellula sociale della nostra specie, è divenuta oggetto di importanti studi criminologici, sociologici, psicologici e psichiatrici. Partiamo dai dati, sicuramente drammatici. Nel nostro paese, mentre sono in calo le persone decedute per mano della criminalità organizzata, circa la metà degli omicidi avviene all’interno della famiglia. Agghiacciante, ma oggettivo (dati elaborati da Eures). All’interno delle mura domestiche, orientativamente, un omicidio ogni due giorni. Negli ultimi quattro anni, quasi settecento. In due casi su tre, le vittime sono donne. Il resto, altrettanto devastante, soprattutto figlicidi, in buona parte minori, anche in età inferiore ai cinque anni.

In generale, nella società moderna, la litigiosità è molto elevata. La perdita di valori, che in diversi casi fungevano da eccellenti inibitori, un danno rilevante. La diseducazione civica è un fenomeno in espansione, porta ad eludere le regole del rispetto, divenuto ormai obsoleto. Il denaro ed il potere, sono le ambizioni prevalenti della specie. Contesti fertili per lo sviluppo delle frustrazioni, nelle quali, troppo spesso, la violenza attecchisce con facilità, non di rado, la ragione lascia spazio all’irrazionalità. Tra le coppie, in tanti casi, l’abbandono diventa inaccettabile, come se il rapporto fosse impostato sul possesso, o peggio, sul predominio. Eppure, la natura ha “organizzato l’amore” diversamente dalle altre emozioni, non solo nella specie umana. È un processo che non si spegne con facilità, banalmente, gli alti livelli di dopamina persistono a lungo, finalizzati alla procreazione ed alla crescita della prole, ergo, al mantenimento della specie (in realtà, sono almeno quattro gli ormoni deputati). Di converso, a volte, la presunzione del possesso scatena una furia devastante, che culmina in una violenza inaudita , forse ancestrale. La mia analisi da criminologo (*) si limita ai dati, agli eventi, alle modalità, alla ripetitività, ai contesti degli accadimenti, molto complessa la prevenzione.
Le domande permangono irrisolte, non scontate le risposte: la famiglia, nel senso tradizionale del termine, è divenuta una cellula sociale obsoleta, superata dai radicali cambiamenti di vita dell’animale uomo? La folle pretesa del possesso verso gli altri componenti del nucleo, figli compresi, ha preso il sopravvento? Oppure, molto più semplicemente, la società è ormai carente di valori di riferimento, che inevitabilmente si riflettono sui comportamenti, eludendo le inibizioni? Lascio ad ognuno la propria riflessione.
Di certo, quando l’edonismo diventa l’obiettivo di vita, la condivisione e la tolleranza vengono relegati in ruoli secondari. Del resto, le nostre esistenze sono ormai finalizzate ai consumi, non solo di beni, ma anche di affetti.

*Giornalista, Docente, Referente di sede d’esami universitaria
(*) Master universitario in Criminologia clinica, minorile, penitenziaria

Argomenti:

famiglia

valori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *