La storia induce alla riflessione. Il 25 aprile 1945, è la data in cui il comitato nazionale Alta Italia, presieduto tra gli altri, dall’indimenticato presidente della Repubblica Sandro Pertini, proclamò l’insurezione di tutti i territori ancora occupati. È una data simbolo, la fine di una lunga dittatura. Quasi tutte le generazioni in vita nel nostro paese, hanno fino ad ora pensato alla libertà come ad un valore scontato, indiscutibile, inviolabile, come sancisce l’articolo 13 della nostra amatissima costituzione.

Il tempo della pandemia, nella drammatica esperienza, ci ha costretto a provarne la limitazione, rendendoci consapevoli della sua importanza, quale valore fondamentale ed assoluto dell’esistenza. Purtroppo, abbiamo anche compreso come è semplice, quasi banale, talora naturale, limitarne i diritti. È stato sufficiente un “virus” , qualche decreto, peraltro assolutamente utile, anzi necessario, in un attimo, abbiamo perso parte di quello che è stato conquistato con anni di lotte, tanto sangue versato, sofferenze inaudite, carcerazioni ingiuste. La situazione attuale, è ovviamente imparagonabile al 25 aprile del 1945, la guerra e la dittatura, sono tra le peggiori pestilenze che l’uomo può subire, nel percorso spesso drammatico dell’esistenza. Nella pandemia, la restrizione della libertà è un evento temporaneo, seppure mai scontato. La nostra matura democrazia, garantisce il ritorno alla normalità. Qualcosa, potrebbe comunque cambiare. Diversi contesti, meritano la nostra attenzione. Alcuni esempi. Il lavoro a distanza, praticamente scoperto in Italia con questa crisi sanitaria,è una grande opportunità, sia per i lavoratori, sia per gli imprenditori. Può comunque nascondere significative insidie. Serviranno controlli serrati degli organi istituzionali competenti, ma anche accordi sindacali, finalizzati ad evitare che la tecnologia, si trasformi in un mezzo di controllo, o peggio, in limitazione della libertà. I braccialetti elettronici, che segnalano la distanza tra i lavoratori, seppure discutibili, possono risultare strumenti utili nell’emergenza sanitaria, difficilmente accettabili in altri contesti. È evidente, che la crisi che stiamo vivendo avrà gravi ripercussioni economiche, con conseguente aumento della disoccupazione. In sostanza, ulteriori fragilità per i più deboli, probabilmente costretti ad accettare altri disagi, che potrebbero sfociare in una contrazione dei diritti. Nei prossimi mesi, le organizzazioni sindacali, dovranno assumere un ruolo ancora più importante per il mondo del lavoro. Altre situazioni, degne di particolare attenzione, riguardano a mio avviso la generalità dei cittadini. Alcuni esempi. I telefoni cellulari, quando utilizzati per segnalare o tracciare spostamenti e registrare interconnessioni, potrebbero divenire pericolosi strumenti per il controllo di massa, peraltro, di sovente, gestiti da aziende private. Altrettanto preoccupante l’impiego dei droni, il cui uso può essere utile o forse necessario negli spazi pubblici, per limitare i danni del vandalismo, o semplicemente controllare il territorio. Di converso, sono assolutamente inaccettabili nei luoghi privati, equivarrebbe ad una intrusione ingiustificabile ed inammissibile nelle nostre vite. Questi pochi esempi, racchiudono problematiche fondamentali, da monitorare con estrema attenzione, possono risultare subdole, quando imposte per necessità; vigliacche, quando riducono la libertà in modo invisibile; pericolose, quando portano ad un controllo personale di ogni movimento, relazione, scelta. La giornata del 25 aprile, è l’icona da tramandare alle future generazioni, ma la storia ci ha insegnato che la libertà, dopo essere stata conquistata, deve essere difesa, in ogni giorno ed in ogni tempo.
*Giornalista, Docente e Referente di sede d’esami universitaria

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