Pari. Buon Natale

Con presumibile certezza, il 25 dicembre è una consuetudine invalsa nel tempo. Il 22 dicembre del 1993, all’Udienza Generale, Papa Karol Wojtyla, uomo Santo e sicuramente pragmatico, affermò con apprezzabile coraggio: “La data del 25 dicembre, come è noto, è convenzionale”. Proviamo in poche righe a sintetizzarne la storia, peraltro, a volte controversa.

Inizialmente, le prime comunità Cristiane celebravano soprattutto la ricorrenza del Battesimo e dell’Epifania, oltre al Concepimento, celebrato in primavera. Nel 274, l’Imperatore Aureliano istituì la festa del 25 dicembre, denominandola “ Dies Natalis Solis Invicti”, giorno di nascita del sole invitto. In tal modo, il dio sole divenne la principale divinità del suo impero. Successivamente, nel 330, l’imperatore Costantino, ufficializzò con decreto la data della nascita di Cristo, fatta coincidere con la festa del “Sol Invictus”. Il Natale “invitto”, divenne Natale Cristiano. Nel 337, Papa Giulio I, ufficializzò la data del Natale, come raccontato da San Giovanni Crisostono nel 390. Ancora più datate le usanze dello scambio dei doni, che alcuni collegano a riti popolari o contadini, i “saturnali”, in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, praticati nella Roma antica tra il 17 e il 24 dicembre, giorni nei quali si organizzavano sontuosi banchetti e scambi di regali.

Tralasciando volutamente l’aspetto religioso, assolutamente fondamentale, ma di ineludibile competenza degli organi preposti, il Natale, rimane per tutti noi una delle feste più belle e sentite dell’anno. Le famiglie riunite, lo scambio dei doni, i sorrisi gioiosi dei bimbi, sono momenti indimenticabili della nostra vita, seppure, non sempre consoni all’umiltà della Nascita, ma certamente, di assoluta umanità.

Nell’anno della pandemia, la ricorrenza non si svilisce per i mancati grandi raduni familiari, o per la rinuncia alle fantasmagoriche cene, o ai pranzi luculliani, ma anzi, acquisisce maggiore spiritualità. Il Natale in pandemia si avvicina forzatamente alle origini, bandisce gli eccessi, promuove la sostenibilità, concede spazio alla riflessione, induce alla meditazione; decisamente meno prosaico, ma amabilmente Natale. Auguri!

*Giornalista, Docente, Referente di Sede d’esami universitaria

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