Sono un ex carabiniere, figlio di carabiniere, nipote di carabiniere, zio di carabiniere. Per la mia famiglia, l’Arma è sinonimo di senso del dovere, altruismo e dedizione. Il termine fedeltà non mi è mai piaciuto, troppo servile per una democrazia matura. Il corpo dei carabinieri reali, fu istituito da Vittorio Emanuele I di Savoia, nel 1814. Nel tempo, grazie alla selezione negli arruolamenti, ed alla capillare presenza sul territorio, l’Arma è divenuta un fulcro portante della nazione, emblema positivo di un’Italia pulita, operosa, umile, estremamente umana, a volte, fino all’eroismo.

Tutto questo rappresentano i carabinieri, in oltre un secolo di storia. Infinito l’elenco dei caduti nell’adempimento del dovere, infinito l’elenco degli atti di superlativo altruismo. Rari, ma estremamente gravi, gli eventi nei quali alcuni appartenenti al corpo hanno compiuto azioni fuori legge, o peggio, criminali. Azioni deleterie, che minano anche la fiducia ed i valori che l’Arma rappresenta nei confronti dei cittadini, in generale, dell’Italia, nella quale, ancora oggi, l’essere carabiniere è sinonimo di legalità, giustizia, umanità, enfatizzando con onirica consapevolezza, purezza d’animo.
Sono stato letteralmente sconvolto dagli eventi emersi nella caserma del piacentino, se confermati dalle indagini e dai processi, la gravità è immensa. Non uno, ma diversi carabinieri coinvolti, tanti da obbligare ad una decisione assolutamente drastica: chiudere la caserma. Sembrerebbero tanti i reati perpetrati nel tempo, tanto il senso d’impunità emerso dalle intercettazioni, persino da alcune spudorate fotografie. Tanto lo spregio per i valori della divisa, tanto il miraggio del denaro facile, tanta l’onnipotenza dei ruoli, tanti i comportamenti sconsiderati, forse, persino crudeli. Sorrido, quando apprendo che i presunti colpevoli sono stati sospesi. Rifletto sconsolato. A volte, nel mio pensiero, la democrazia sfocia in eccesso di garantismo, che provoca indignazione.
Gli eventi accaduti, se confermati, hanno uno spessore enorme, un danno sociale di immane proporzione. In un attimo, la Benemerita è stata permanentemente sfregiata, peraltro, dopo un periodo estremamente infelice: il caso Cucchi, gli oltre venti carabinieri sotto processo tra la Liguria e la Toscana, la condanna per lo stupro delle studentesse americane a Firenze. Sono circa centodiecimila i carabinieri in Italia, è evidente che rimangono episodi circoscritti, ma estremamente preoccupanti.
Come cittadino e come ex carabiniere, per il bene dell’istituzione e per ciò che ancora rappresenta, auspico controlli serrati negli arruolamenti (ai miei tempi, le indagini erano estremamente estese). Auspico verifiche costanti in ogni ambito operativo. Troppo spesso, nel mondo del lavoro (e non solo), le ambizioni personali spingono a surrogare le regole, troppo spesso, il rigore è interpretato come un comportamento ottuso.
Qualche piccola tarma, ha indebolito la stoffa della vetusta e indelebile bandiera dell’Arma, i suoi cento anni di storia, sono stati attaccati dai disvalori di una società opulenta, che misura il successo in funzione del traguardo sociale, rapportandolo agli oggetti ed al denaro posseduto. Troppo triste, troppo inutile.
L’Arma è una parte dell’Italia migliore, è un prezioso cimelio, un fulgido esempio di valori da tramandare. Per farlo, occorrono solo custodi, silenziosi, rigorosi, integerrimi.

*Giornalista. Docente, referente di sede d’esami universitaria

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