DOVADOLA. Anche il paese natale ha voluto rendere omaggio a Benedetta Bianchi Porro. All’indomani della beatificazione numerosi fedeli hanno affollato Badia deponendo sul sarcofago della beata una rosa bianca. Si racconta, infatti, che il giorno prima della morte di Benedetta Bianchi Porro nel giardino di casa sua sbocciò improvvisamente questo fiore, in pieno inverno.

La messa del vescovo
È stato proprio il vescovo monsignor Livio Corazza a officiare la prima messa ufficiale per la Beata, alla presenza dei fratelli e dei nipoti di Benedetta, consegnando alla parrocchia di Sant’Andrea una delle quattro reliquie (ciocche di capelli): l’ultima verrà deposta sabato prossimo a Sirmione (città in cui Benedetta Bianchi Porro è spirata), mentre da sabato una è in Duomo a Forlì, un’altra da ieri a Dovadola, un’altra ancora sarà itinerante e girerà le diverse parrocchie che lo richiederanno. «Siamo qui per fare festa e riconoscere quanto la Chiesa ha già riconosciuto – dice il vescovo Corazza durante l’omelia, ringraziando anche la missionaria Anna Cappelli per essersi occupata per prima degli scritti lasciati da Benedetta Bianchi Porro –. Un familiare ieri mi ha detto: Benedetta non è più nostra perché è del mondo intero, non è nemmeno di Dovadola. Ieri l’abbiamo riconosciuta beata e oggi continua la festa del popolo, perché lei è entrata nei cuori di tutti. Non si diventa beati perché si soffre, ma Benedetta ha creduto nell’amore di Dio fino in fondo, testimoniandolo anche nel momento del dolore. Tutti i santi e beati sono luce per il nostro cammino di fede e della vita».

Chiesa gremita
E come il giorno prima anche ieri anche domenica la chiesa era gremita di fedeli (un signore anziano probabilmente per il troppo caldo ha perso i sensi per qualche secondo), venuti ad ascoltare in silenzio. «Onoriamo Benedetta non soltanto a parole ma anche incoraggiando i malati a trovare il senso profondo della loro esistenza; diamo sostegno a coloro che li assistono suggerendo parole di conforto credibili, perché la malattia non è un ostacolo alla vita – conclude il vescovo –. Non perdiamo tempo a vedere i limiti, perché le chiacchiere e le divisioni sono opera del demonio. Guardiamo a lei e ascoltiamo le sue parole: è una lezione per noi, per la nostra comunità e per tutti i gruppi sociali. Dobbiamo imitarla e farla conoscere, da oggi si inizia a scrivere una pagina nuova». La funzione religiosa si è conclusa con la preghiera per la beatificazione e il Papa, durante l’Angelus domenicale, ha ricordato la beata dovadolese. Per tutto il pomeriggio di sabato diversi pellegrini hanno vistato la tomba di Benedetta Bianchi Porro e la Badia a fianco, all’interno della quale è stato predisposto un percorso che dalla camera con il letto di morte (trasferito negli anni scorsi da Sirmione) giunge alle due mostre allestite per far conoscere la Beata. La stessa chiesa di Sant’Andrea è stata riaperta sabato dopo un periodo riservato ai lavori di restauro interni necessari per adeguare l’edificio religioso in vista dei numerosi fedeli che raggiungeranno la tomba custodita proprio all’interno.

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