Papa Giovanni XXIII e Cgil Cesena: nuovi aiuti verso l’Ucraina

È partito da Longiano ieri pomeriggio un nuovo carico di aiuti, di cibo e materiale igienico, destinato all’Ucraina: frutto della collaborazione tra la Cgil e l’associazione Papa Giovanni XXIII, che in questi mesi ha reso possibile sia l’invio di aiuti per la popolazione drammaticamente colpita dal conflitto che l’evacuazione di minori ucraini, che passando dalla Polonia hanno raggiunto la Sicilia per essere accolti in 4 centri gestiti proprio dalla Papa Giovanni.

Il camion con gli aiuti umanitari è stato caricato nel magazzino della Nf Trasporti di Longiano, è raggiungerà la città di Odessa, in Ucraina, dove il sindacato Fpu provvederà a smistare una parte degli aiuti nei propri centri di accoglienza e consegnerà il resto del carico alla città di Mykolaiv, ancora sotto il fuoco dell’artiglieria russa e con la popolazione isolata e sotto assedio.

La distribuzione degli aiuti a Mykolaiv sarà seguita dalle chiese locali, grazie al prezioso e straordinario aiuto dei volontari e delle volontarie presenti sul territorio e dei sindacati ucraini, in prima linea per dare un aiuto concreto alla popolazione.

Al momento della partenza ieri erano presenti volontari, volontarie dell’associazione Papa Giovanni XXIII e sindacalisti Cgil.

«Iniziative di solidarietà come questa creano un’unione tra realtà sindacali e movimenti religiosi – spiega Gianpiero Cofano segretario generale dell’associazione Papa Giovanni XXIII e coordinatore della rete nazionale “Stop the war now” – Nonostante le diversità che ci sono tra di noi collaboriamo insieme per un obiettivo comune, e più importante delle differenze. Troviamo sempre un accordo perché la pace sta a cuore a tutti. Grazie ai Fondi Regione Emilia Romagna siamo riusciti a coprire le spese di trasporto; ringraziamo tutte le persone che hanno reso possibile questa rete di aiuti, tra cui l’azienda “Chicco” che ha donato parte del materiale presente nel carico».

Sergio Bassoli, Cgil nazionale aggiunge: «Questi aiuti umanitari rappresentano la nostra solidarietà con la popolazione ucraina da oltre 7 mesi sotto assedio, vittima dell’aggressione e della guerra scatenata dalla follia imperiale di Putin. Da quando l’esercito russo ha varcato i confini ucraini ci siamo mobilitati contro la guerra mettendo al primo posto l’azione di soccorso e di sostegno alla popolazione civile che, come è noto, è la prima vittima delle guerre. Ma occorre fermare la guerra e ristabilire il rispetto del diritto internazionale attraverso la via diplomatica e non quella delle armi. L’Europa deve essere unita ed alleata della pace per questo la corsa al riarmo non è la strada giusta. Serve un nuovo protagonismo dell’Assemblea delle Nazioni Unite, serve convocare subito una conferenza internazionale di pace dove tutti gli stati, insieme, sotto l’egida dell’Onu trovino l’accordo per la sicurezza comune, per tutti i popoli e tutti gli stati, e fermino la guerra in Ucraina e tutte le guerre in corso».

È importante tenere alta l’attenzione sulle necessità della popolazione ucraina, soprattutto in questo momento; sono passati quasi 8 mesi dall’aggressione russa sul territorio e il rischio è che l’attenzione internazionale sul conflitto diminuisca, dobbiamo fare il possibile per aiutare i civili, per evitare che con il passare del tempo vi sia una riduzione della quantità di aiuti che arrivano dall’estero per la popolazione, soprattutto ora che la stanchezza, le condizioni precarie e il rigido inverno ormai alle porte rischiano di provare maggiormente le persone e le famiglie colpite dalla guerra.

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