«Le foto che sono qui oggi sono state esposte nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo, ma felici come qui non le ho mai viste». Con queste parole, commosse, il fotografo Paolo Roversi ha concluso il suo intervento alla presentazione della grande mostra che il Mar – Museo d’arte della città dedica alla sua lunga carriera. Duecentosettanta fotografie compongono la più grande antologica che gli sia stata dedicata, «un regalo di Paolo a Ravenna e un regalo di Ravenna a Paolo», come ha sintetizzato la curatrice Chiara Bardelli Nonino. Dal 10 ottobre al 10 gennaio, nelle sale del Mar, un’esposizione monumentale che ripercorre cinquant’anni di carriera del fotografo che ha immortalato alcune delle modelle più famose per le campagne, fra gli altri, di Dior, Armani, Comme des garçons, Alberta Ferretti e per il Calendario Pirelli 2020.

Nato a Ravenna nel 1947, Paolo Roversi si è trasferito a Parigi a metà degli anni Settanta, specializzandosi subito come fotografo di moda e di pubblicità e diventando, negli anni, uno dei grandi maestri del settore. Le sue foto sono apparse sulle riviste più importanti, da Vogue a Vanity Fair, ma anche nei musei e nelle gallerie d’arte.

Sono fotografie, quelle di Roversi, che esplorano la bellezza, che la contemplano andandola a cercare anche dove sembra non abitare: perché «una fotografia è sempre una domanda, mai una risposta», come riporta una delle frasi a corredo della mostra.

In mostra, tre sono le sezioni che organizzano i suoi lavori. In apertura, le prime foto di moda e alcuni still life che ritraggono lo studio e gli oggetti che ne fanno parte, sopra tutti la macchina fotografica Deardoff con cui Roversi scatta da sempre. Ci sono anche ritratti di artisti famosi, come John Galliano o Sting e alcuni autoritratti. La seconda sezione è quasi interamente dedicata ai nudi, con le due serie parallele dei “nudi bianchi” e dei “nudi neri”, dove sono lo sfondo e la luce a dettare la definizione e dove la fotografia – in assenza di variabili esterne come gli abiti, gli oggetti o le pose – raggiunge l’apice della sua purezza. Infine, l’ultima sezione della mostra comprende le grandi foto delle campagne di moda, fino agli scatti per il calendario Pirelli 2020.

In traccia prende vita anche un’altra sezione, un indiretto omaggio a Dante nel settimo centenario della sua morte: sono le opere che vanno sotto il titolo di Beatrice, quei ritratti di donne che incarnano la musa come figura ispiratrice ma in costante dialogo con l’artista. «Una musa è vento che ti porta al largo», scrive Roversi.

Quella di Roversi, scrive Chiara Bardelli Nonino nella sua presentazione, «è una fotografia d’ombra, tutta ambiguità e omissioni, dove si sovrappongono strati di oscurità, tempo e memorie, un luogo a sé, una soglia dove il mondo interiore e quello esteriore per un attimo si sfiorano, dove i soggetti sembrano brillare di una luce opalescente prima di essere inghiottiti dalle tenebre».

C’è anche molto di Ravenna, nelle fotografie di Roversi: una Ravenna evocata nelle luci e nelle ombre, nello sguardo pieno di amore, nelle memorie dell’infanzia. «Le radici sono profondissime – dice lui stesso – e non si spezzano andando in giro per il mondo». E non aggiunge altro perché la commozione è molto forte, in questo ritorno a Ravenna.

«Questa mostra – ha concluso l’assessora alla Cultura del comune di Ravenna Elsa Signorino, in occasione della presentazione – è uno straordinario atto d’amore di Paolo Roversi nei confronti della sua città. Atto d’amore di cui gli siamo straordinariamente grati e di cui siamo orgogliosi».

Perché, come ama dire l’artista, «alla fine la fotografia è solo una questione d’amore».

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