Paolo Nani al petrella di Longiano con “La lettera”

È un gran divertimento La lettera che stasera alle 21 l’attore Paolo Nani (1956) “recita” al Petrella di Longiano. Lo fa con una interpretazione visuale, fisica, da fare sbellicare dalle risa. In sintesi: un uomo entra in scena, si siede a un tavolo, beve un sorso di vino, lo sputa, guarda la foto della nonna, scrive una lettera. La imbusta, mette il francobollo, sta per uscire ma ha il dubbio che la penna sia senza inchiostro. Controlla e si rende conto di non avere scritto niente. Deluso, si alza e se ne va. Tutto qui. In realtà questa stessa scena viene “raccontata” in 15 differenti stili e maniere, attraverso l’interpretazione fisica, comica, piena di inventiva dell’attore, che si ispira a “Esercizi di stile” di Raymond Queneau. La lettera di Paolo Nani dal 1992 viene proposta sui palcoscenici del mondo; ogni volta scandita da risate per l’interpretazione irresistibile. Persino in Groenlandia, Giappone, Argentina, in Spagna e nord Europa, per oltre 1800 repliche. È dunque una lettera da non mancare, specialmente stasera, perché in Italia ha girato poco. Dal 1990 il ferrarese Paolo Nani vive in Danimarca. È dunque un’occasione per scoprire, attraverso questo successo trentennale, un moderno clown nato attore drammatico.

È vero, Nani, che lei il pubblico voleva farlo piangere, non ridere?

«È così; per 12 anni, con il Teatro Nucleo di Ferrara, dal 1978 al 1990, ho lavorato come attore drammatico, in spettacoli anche molti fisici. Proprio perché mi mancava la comicità, ho voluto provarla. Un amico mi ha chiamato in Danimarca; arrivato là, dopo tre giorni mi sono innamorato e mi sono fermato».

Qual è la genesi della sua fortunata lettera?

«Tutto partì nel 1989, durante una tournée internazionale. Ci portò anche a San Pietroburgo dove vidi la compagnia Licedei (il primo teatro russo di clown e mimi, creata nel 1968 dal mitico Slava Polunin ndr). Quel loro spettacolo mi è rimasto appiccicato e mi ha portato, molti anni dopo, a creare il personaggio di Jekyill in Jekyll on ice (2013). Dopo la tournée, ero in Danimarca e volevo misurarmi come clown moderno; il regista Nullo Facchini, bolognese trapiantato in Danimarca, direttore della compagnia “Cantabile 2”, mi suggerì la routine della lettera senza inchiostro ispirata a Queneau. “Proviamo!”. Già alla prima scena, Nullo scoppiò a ridere. Inventai trenta diverse scene da cui 15 selezionate, ripetizioni della prima in più stili: normale, volgare, assurdo, freudiano, a sorpresa, senza mani…E tutte senza una parola!».

È passato dalle lacrime di dolore a quelle dell’allegria, da grande clown.

«E pensare che non ho mai studiato clown, neanche un corso! Amo un teatro raffinato ma popolare, agli antipodi di un teatro di ricerca dove la gente dice “non ho capito niente”. Ora sto realizzando uno spettacolo insieme a mia figlia Claraluna (1994), e il prequel di Jekyll on ice, ossia la nascita del grosso e rotondo clown gelataio Jekyll. Trent’anni anni di “lettera” sono un allenamento; ogni volta bevo un litro d’acqua con limone e sale per integrare, come un atleta».

Info: 0547 666008

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