Paolo Faetanini: reading alla Piazza sull’Acqua

«Parole – dice Paolo “Plòz” Faetanini – che sono come foglie che cadendo dagli alberi ormai spogli, ti accarezzano. Ma le persone non riescono più né a sentirle, né a vederle. Foreste di parole che aspettano solo di essere raccolte, raccontate».

Parole nate “Te mez dlà nota” per il cantante e scrittore riminese, che dall’omonima raccolta di poesie e racconti ha fatto scaturire ora il doppio album che presenterà tra letture e musica, per la rassegna “E la chiamano Rimini”, il 23 agosto (21.15) sulla Piazza sull’Acqua, al ponte di Tiberio.

Faetanini, in che modo questo album riprende le poesie e i racconti del libro medesimo?

«Una volta pubblicato il libro ho sentito che mi mancava qualcosa per poterlo leggere alla gente.. Andavo spesso a vedere scrittori che facevano serate di “reading” ma mancava qualcosa. Ho cercato di inventare delle melodie appropriate ai miei testi. Poi con l’aiuto di Massimo Marches (autore e produttore riminese) abbiamo sistemato il tutto e siamo andati in studio per la registrazione. Hanno collaborato musicisti di tutto rispetto, dal citato Marches a chitarre, ukulele ed elettronica, a Stefano Zambardino al pianoforte e fisarmonica, poi Tommy Graziani alle batterie, Enrico Farnedi alle trombe e filicorno, Cecilia Scala ai violini, Gionata Costa al violoncello, Andrea Guerrini alle trombe. Il risultato è stato questo album che offre diversi sbocchi all’ascolto. Quindi non un’opera interamente dialettale, ma una cosa dove ci si possono ritrovare un po’ per tutti».

«Ci sono quelli che credono che il dialetto sia una lingua morta – lei sottolinea – anche se fa parte di noi, della nostra cultura, della nostra storia…».

«Io invece credo che si possa fare anche della buona musica… Ho voluto mescolare la voce della mia terra con quella della lingua nazionale. Far capire quanto vale la lingua tramandata dai nostri padri: “cercando un altrove a dispetto della gente e della quotidianità… per ricominciare a camminare”».

L’artista resta «una luce sempre accesa nella notte», ma come?

«L’artista è un trasformatore di emozioni, un amplificatore di idee. La notte è sempre sveglio. Ha lo sguardo sempre rivolto verso un posto lontano, dove gli altri non avrebbero mai potuto guardare».

Troveremo «la forza e la parola per farci coraggio»?

«La vera forza è nel linguaggio. Le parole al giorno d’oggi si sono un po’ perse. La parola chiave che apre tutte le porte è “altruismo”. Perché siamo veramente quello che lasciamo agli altri, la vera forza è quella. “Altruismo” pare diventata solo una parola del ventesimo secolo. Oggi, soprattutto in questo momento storico, ha preso il sopravvento il suo fratello gemello, l’angelo diventato diavolo, l’egoismo. Ma poiché ci sarà sempre qualcuno che parlerà di bellezza e di speranza, porterà parole nuove all’uomo che verrà».

In caso di pioggia lo spettacolo è annullato. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria

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