RIMINI. Difficile riassumere il suo formidabile curriculum. Perché Lia Celi, per sei anni nella redazione di Cuore, è autrice per la tv e la radio, conduttrice e last but not least scrittrice prolifica di libri per lettori di diverse età. Eppure il suo all’inizio sembrava un percorso tradizionalista con tanto di maturità classica e laurea in Lettere antiche.
In cosa è inciampata lungo la strada che le ha acceso la proverbiale lampadina, facendole capire cosa fare da grande?
«Sono inciampata nella Pantera, il movimento degli universitari del 1989-90. Io stavo per laurearmi ma adoravo la satira e avevo un’amica che condivideva la mia passione. Cuore, di cui eravamo fan, in quel periodo pubblicava testi e vignette mandati dagli studenti, così spedimmo delle battute. Ce ne pubblicarono una e andammo in orbita. Ma lei presto perse l’entusiasmo, così continuai da sola a collaborare, prima con battute poi con pezzi più lunghi. Era la cosa più entusiasmante che avessi mai fatto in vita mia. L’anno dopo ero redattrice».
In molti lavori ha cercato di rianimare una disciplina rantolante nella scuola italiana: la storia.
«In realtà la storia rantola ovunque, non solo nella scuola. Come dice il professor Alessandro Barbero, uno che quando parla di storia riempie gli auditorium, il problema non è che non la conosciamo, ma che la conosciamo male. Idee sballate, preconcetti, fake news a volte diffuse in malafede. In più viene insegnata in modo superficiale, liste di date e nomi vuoti, che non suscitano la minima emozione. E invece è l’emozione la chiave dell’insegnamento, non solo della storia. Se le nozioni mirano solo alla nostra mente cognitiva e mnemonica, quando va bene ci rimangono in testa solo il tempo dell’interrogazione. Ma se trasmesse in modo emotivamente coinvolgente (pensiamo ancora a Barbero ma anche ad Alberto Angela) attivano tutte le aree del cervello e diventano parte della nostra formazione. Per fortuna ci sono sempre più storici che la pensano così, a cominciare da Andrea Santangelo, il mio compagno di tante avventure nello studio del passato».
E non solo del passato. La vostra ultima fatica, “Ninna nanna per gli aguzzini” è un noir ambientato ai giorni nostri.
«Sì, ma con molti addentellati con il passato prossimo, la Seconda guerra mondiale e il passaggio della Linea gotica, quando in Romagna era in corso un vero e proprio scontro di titani. Andrea e io abbiamo cercato di scrivere un romanzo brillante e avvincente affrontando temi serissimi: il revisionismo storico, l’immigrazione, la curiosità morbosa che circonda le reliquie del nazismo. Senza nascondere l’orgoglio e l’affetto per la nostra terra. E a giudicare dalle reazioni dei lettori, ci siamo riusciti».

Una pantera con la passione per la storia nel “Cuore”

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