Palpeggia studentesse a scuola nel Ravennate: bidello arrestato

Giovane e “alla mano”, forse troppo. Anzi, decisamente. All’inizio lo vedevano come il bidello simpatico con il quale scambiare quattro chiacchiere. In poche settimane, però, le confidenze verso le studentesse sarebbero scivolate in apprezzamenti volgari e proposte indecenti. Le molestie si sono fatte abituali lungo i corridoi della scuola; finché – secondo l’accusa – in almeno due circostanze sono sfociate in episodi di violenza sessuale. La segnalazione, inviata a inizio dicembre dalla preside, è costata gli arresti domiciliari all’operatore scolastico, un 35enne incensurato, assunto con un contratto a tempo determinato in un istituto superiore della provincia di Ravenna (non specifichiamo quale per tutelare le minori). Sono due le ragazze che lo accusano: le avrebbe palpeggiate rivolgendo loro inviti espliciti, arrivando anche a trattenerne una per i polsi cercando di trascinarla in un’aula appartata della scuola.

Foto scabrose a scuola

Sono i racconti delle studentesse, quelli dei professori e perfino un dossier della dirigente, a tratteggiare la personalità del 35enne nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Angela Scorza, che giovedì scorso ha portato il giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti a emettere l’ordinanza cautelare. Il bidello, definito dai docenti come piuttosto “popolare” fra le alunne, aveva la postazione a pochi passi dai bagni dell’istituto. Capitava che qualcuna fra le giovani si trattenesse con lui a parlare, o che altre avessero notato certi sguardi posati troppo a lungo e senza vergogna su seno e glutei. A inizio dicembre sono tuttavia iniziate ad arrivare all’orecchio dei prof le voci di certe routine ormai note alle classi: come il fatto che le conversazioni alludessero spesso ad argomenti di natura sessuale. Oppure che l’uomo fosse solito mostrare alle adolescenti le foto dei propri genitali, contenute nel telefonino.

Molestate, seguite e palpeggiate

Sono state infine le testimonianze di due studentesse di 15 e 17 anni, sentite dalla Squadra Mobile in presenza di una psicologa nominata dal pm, a fare emergere un profilo allarmante, secondo il gip. Avevano inizialmente legato con il bidello perché “sapeva ascoltare”. Era capitato che le invitasse a sedersi sulle sue gambe, lasciandosi andare ai complimenti. Poi però le richieste erano andate oltre: dal mostrargli le foto in costume, al dargli “un bacino”, fino a proposte scabrose, come quella di mettersi in pose ammiccanti in bagno, o di aiutarlo a “pulire” casa, alludendo chiaramente ad altro. Una delle due ha raccontato di essere stata seguita nello spogliatoio e, in un’ulteriore occasione, di essere stata palpeggiata sulla gamba, approfittando dello strappo nei jeans. Toccamenti come nel caso di una mano morta spintasi fino all’interno coscia, che pure l’amica ha detto avvenire quasi quotidianamente finché l’operatore non è stato spostato in un altro piano dell’istituto. Più grave ancora l’episodio che la ragazza ha collocato a novembre: sarebbe stata afferrata per i polsi dal 35enne, con l’obiettivo di portarla nell’aula “relax”.

Sulla base di questi racconti, aggravati dalla minore età delle vittime e dal contesto scolastico, il giudice ha ravvisato il pericolo di reiterazione alla luce di una «dimostrata ridottissima capacità di autocontenimento», evidenziando anche i rischi legati alla «posizione di predominanza sugli alunni, garantitagli dall’età anagrafica e da un malcelato senso di impunità». Agli arresti domiciliari da giovedì scorso, l’indagato – difeso dall’avvocato Giorgia Toschi – comparirà oggi in tribunale per l’interrogatorio di garanzia.

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