La revoca delle funzioni ministeriali, tra cui quella di celebrare messa, se non in privato e senza partecipazione di fedeli, comminata dal vescovo Douglas Regattieri a padre Orfeo Suzzi, fondatore della comunità della Piccola Famiglia della Resurrezione, non sembra aver prodotto particolari effetti. Anzi, la decisione di procedere in Diocesi con un procedimento “extra giudiziale”, dopo aver ritirato il provvedimento di sospensione a divinis, sembra aver ulteriormente acuito la frattura.

Don Orfeo continua comunque a celebrare messa ogni giorno con la comunità con cui vive, come ha fatto lunedì scorso, giornata in cui durante l’omelia ha commentato con parole nette la decisione di utilizzare norme del diritto canonico che in pratica consentono al vescovo di essere «al tempo stesso accusatore e giudice».

Padre Orfeo ha citato le parole del Vangelo, per applicarle chiaramente e direttamente alla situazione che lo riguarda: «I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo – si legge nel Vangelo di Marco – Dicevano infatti “non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo”. C’è un particolare che ci riguarda direttamente. In questa ricerca dei sommi sacerdoti e degli scribi, di usare la violenza per ucciderlo, dicono: non per la festa, perché non sorga un tumulto nel popolo. Vogliono cercare di compiere questo atto di violenza di nascosto del popolo. Si doveva compiere senza che nessuno lo sapesse. Cercavano di fare un atto criminale evitando la gente, di nascosto. Non è la stessa cosa per noi, col giudizio extragiudiziale? Tale e quale. Con la scusa proprio di non farlo sapere, farlo in Curia, senza difensore, in cui il vescovo è il giudice, è l’accusatore, è il condannatore. Non nella festa, non nella partecipazione del popolo. È la struttura di questa iniquità perché chi compie iniquità la vuol compiere nel segreto, che non se ne parli molto, che non se ne scriva nei giornali, che diventi quasi un atto privato. Ma Cristo – ha proseguito don Orfeo nell’omelia – viene innalzato sulla croce il giorno prima della festa ebraica della Pasqua, quando a Gerusalemme c’erano tutti. Dio pubblicizza, Dio manifesta. Non fanno un atto extragiudiziale, ma diventa un giudizio che coinvolge le genti, coinvolge Israele col Sinedrio, quindi al massimo della notorietà».

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