“Overtones” è il nuovo disco di Valerio Corzani: l’intervista

Si intitola “Overtones” il quarto album degli Interiors, duo formato dalla violinista Erica Scherl e dal musicologo polistrumentista Valerio Corzani, originario di Bagno di Romagna. Si tratta di un bellissimo doppio album, quasi interamente strumentale, con la prima parte di brani originali, e la seconda di remix a cura di importanti produttori. È molto difficile raccontare questo disco a parole, perché suona in modo davvero particolare, fondendo molti generi, quindi la scelta migliore è quella di farlo descrivere a Corzani stesso: «Se fosse un anno solare avrebbe molte stagioni, che cambiano a ogni brano; il filo rosso che li congiunge è la fusione tra elettronica e acustica, che convivono nel violino di Erica e nel mio basso, mentre la prima prende il sopravvento in tutti gli altri suoni che completano il quadro. Qualcuno ha definito il nostro stile “dub da camera”, che unisce l’elettronica e la psichedelia con la musica classica rappresentata dal violino».

È possibile riprodurre dal vivo un suono così complesso?

«Negli anni abbiamo preso le misure alla trasposizione live, che avverrà anche questa volta: faremo un tour in trio, con il batterista Gaetano Alfonsi che si aggiunge a noi per aggiungere un po’ di muscoli ritmici».

Che collocazione può avere la vostra proposta presso il pubblico?

«Ci siamo accorti di essere molto “cinematici”, nel senso che la nostra musica fa viaggiare come se si stesse vedendo un film. Abbiamo applicato questa inclinazione più volte, facendo colonne sonore di cortometraggi, documentari e lungometraggi, e anche sonorizzazioni dal vivo e vjing. Credo che la nostra proposta si adatti anche molto bene a eventi in luoghi particolari, come la Grotta del bue marino in Sardegna dove abbiamo suonato di recente, oppure il Parco del Circeo, dove suoneremo a breve. Abbiamo suonato anche in musei, gallerie d’arte e luoghi simili, oltre che, ovviamente, nei festival».

Lei è attivo in mille direzioni, dalla conduzione radiofonica alla divulgazione, dalla scrittura alla visual art: come si connettono tutte queste cose?

«Tutte queste cose si parlano: ad esempio scrivere mi aiuta a comporre, fotografare mi aiuta per le copertine dei dischi, come in “Overtones”, che ha una mia foto scattata a Barcellona in copertina. La nostra musica potrebbe essere la colonna sonora di un podcast, congiungendosi alla mia attività radiofonica. Quando ero giovane questa mia bulimia spaventava, perché si cercava la specializzazione, ma con l’avvento di internet abbiamo scoperto che l’eclettismo è molto utile».

Lei è romagnolo, anche se lontano da tanto tempo. La cosa più romagnola che ha fatto in carriera fu negli anni Novanta il gruppo Mazapegul, che usava la tradizione della nostra terra, un po’ sul modello dei Mau Mau, di cui lei faceva anche parte. Tra i suoi progetti attuali o futuri c’è qualcosa che la riconduce alle sue radici, che ci faccia sentire che lei è dei nostri?

«Sono sempre dei vostri, anche se faccio base da trentacinque anni a Roma. Io sono della parte montanara della Romagna, ai confini con la Toscana, una zona “bastarda”, nel senso buono, incline al meticciato, che rimbalza in molte cose che faccio. Tornerò in Romagna con Erica in luglio nell’Arena delle balle di paglia di Cotignola per la rappresentazione di un libricino di profetici raccontini umoristici di Luigi Malerba dal titolo “Le galline pensierose”. Io farò il lettore in quell’occasione, mentre Erica sarà in un quartetto barocco».

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