Ossa: l’innovazione nella chirurgia ortopedica

Nuove metodologie, innovazione tecnologica e tempi più rapidi per il recupero funzionale contraddistinguono l’odierna chirurgia ortopedica: «Negli ultimi anni il trattamento delle fratture è radicalmente cambiato – spiega il professor Alberto Belluati, Direttore del Dipartimento Osteoarticolare della Romagna -. Si è passati, infatti, dalle grandi incisioni cutanee a tagli sempre più piccoli. Ciò non significa tuttavia che un intervento ortopedico non lasci delle cicatrici. In alcuni casi, i pazienti vengono illusi che i segni visibili saranno pochi o addirittura inesistenti, ma per mininvasivo si intende una modalità di intervento che tuteli al massimo i tessuti intorno all’osso in questione evitando di ledere tendini e muscoli. Il trattamento, per essere efficace, deve comunque essere completo ed esaustivo».

Sono cambiati i materiali utilizzati per la realizzazione delle viti che fissano le fratture: «Si ricorre sempre più spesso al titanio che è altamente biocompatibile e le viti e le placche usate favoriscono così una più rapida guarigione e consentono a loro volta l’applicazione di tecniche mininvasive». Tutto ciò ha influito positivamente sui tempi di guarigione: «Queste innovazioni nell’ambito della chirurgia ortopedica hanno abbreviato i tempi di recupero, ma solo in maniera parziale, in quanto per guarire completamente una frattura delle grandi articolazioni ci impiega almeno 4 mesi. Anche in questo caso, a volte si creano false illusioni nei pazienti che, per rispondere ai ritmi della vita quotidiana sempre più impegnativi, vorrebbero rimettersi in piedi in poche settimane, ma i mezzi di sintesi più efficaci e i miglioramenti nelle tecniche devono tener conto della biologia della persona che necessita di tempo per far sì che una frattura guarisca. Il paziente spesso pretende di recuperare la funzionalità in maniera veloce, e non ha la mentalità e la capacità di aspettare che la natura faccia il suo corso». Questo è il motivo per cui il gesso è sempre meno utilizzato: «Ormai è stato quasi del tutto abbandonato. I pazienti non lo accettano più, proprio per la necessità di ritornare a essere proficui e operativi il prima possibile. D’altro canto, sempre meno ortopedici sono in grado di fare un gesso, ormai non si insegna quasi più nelle scuole di specializzazione. I nuovi metodi di sintesi tendono a vicariare i vecchi gessi e si tende a operare di più e a ingessare di meno».

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