Ortopedia, la svolta nata a Ravenna: con la chirurgia robotica saranno operati 350 pazienti

La chirurgia robotica per curare i problemi ortopedici sarà raggiungibile da tutti i pazienti romagnoli. Il progetto, nato a Ravenna, permetterà a tutti i pazienti della Romagna di usufruire dell’attività di chirurgia protesica robotica e dei due impianti tecnologici che si trovano al Santa Maria delle Croci. A presentare il progetto il dottor Alberto Belluati, direttore del dipartimento Osteoarticolare dell’Ausl Romagna. Si tratta di un dipartimento trasversale che coinvolge sette unità operative dei vari ospedali (oltre a Ravenna: Forlì, Lugo, Faenza, Rimini, Riccione, Cattolica) e altrettanti primari, tutti presenti durante la presentazione.

Fino ad oggi l’impiego della protesica robotica avveniva solo per i pazienti della provincia di Ravenna, a seguito della sperimentazione avviata dal dottor Belluati di Ravenna. La sperimentazione è stata avviata nel 2020 ed ha interessato 35 casi. Dal mese di settembre 2021, a seguito dell’acquisizione da parte di due “robot”, attraverso gara europea sono già stati eseguiti 12 interventi che arriveranno entro la fine dell’anno a 60. Con il progetto di estensione che coinvolgerà i pazienti afferenti alle altre Unità Operative della Romagna, si prevedono per il 2022 oltre 350 interventi. Duecento per i pazienti della provincia di Ravenna e 150 per quelli degli altri ambiti romagnoli. Attualmente la chirurgia protesica robotica viene impiegata prevalentemente al ginocchio. A breve verrà impiegata anche per l’anca e la spalla.

La particolarità di questo progetto riguarda la possibilità del paziente di essere seguito nell’ospedale più vicino, con un solo giorno di trasferta a Ravenna per l’operazione che sarà eseguita dal suo ortopedico, adeguatamente formato alla chirurgia robotica. «In questo modo cerchiamo di offrire un’offerta simile a quella di un unico reparto, trasversale su tutta la Romagna», spiega Belluati. Il medico aggiunge che la speranza è quella di «offrire un servizio simile a quello della sanità privata, diminuendo la migrazione dal pubblico». Da sottolineare, come fatto dalla dirigenza Ausl anche formativa sia per il personale medico sia per quello infermieristico. Nell’ambito del percorso di cura sono previsti anche incontri specifici con i pazienti per spiegare i dettagli dell’operazione.

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