Opera sfregiata a Ravenna, l’artista: “Così potenziata la mia arte”

È uno dei più importanti di street artist della scena non solo locale, ma è proprio dalla sua città che è arrivato uno sfregio. Una rullata di vernice nera che ha oscurato, violentandole, alcune sue opere come riferito ieri dal Corriere. Una dozzina delle tante eseguite su quei pannelli pubblicitari arrugginiti per cui è diventato famoso: tele di metallo incorniciate dall’intera città. Non si placa la polemica su quanto accaduto ai lavori di Dissenso Cognitivo, giovane artista che da oltre una decina d’anni regala arte negli spazi urbani di città italiane ed europee.

Alcuni dei suoi estimatori, tanti, se ne sono accorti in questi giorni e subito è partito il “dissenso”. Molto dura la reazione di Marco Miccoli, curatore del festival di street art Subsidenze; fu lui ad invitare l’artista alla prima edizione della rassegna nel 2014.

«Le opere realizzate in strada hanno un loro decorso – commenta Marco Miccoli -, ma un conto è un deterioramento naturale o una copertura per un nuovo disegno, e un altro è andare ad oscurarle. Un assurdo accanimento. Speriamo non debbano esserci altri deturpamenti».

Già, perché quando si parla di murales in spazi pubblici – tecnicamente non autorizzati – il confine tra arte, imbrattamento e legalità è sempre ambiguo. Al di là del lato artistico, talvolta la differenza la fa solo il pubblico e la storia del writer.

Detto ciò, cosa sarebbe successo se la stessa persona fosse vissuta a New York negli anni ‘80 e avesse scambiato per degli scarabocchi – come purtroppo è già accaduto – i primi lavori di Basquiat o di Keith Haring? Di sicuro il mondo dell’arte, e non solo, avrebbe perso qualcosa di inestimabile valore, culturale, economico e sociale.

Già, perché i nottambuli della spray art (chi dipinge spazi pubblici non può farlo sempre alla luce del sole) oltre al colore lasciano importanti messaggi.

«Quelle opere – spiega l’artista – le ho disegnate negli ultimi quattro anni su cartelloni per le affissioni, mentre erano inutilizzati o dismessi. Ne sono state oscurate una dozzina, con cancellazione totale o parziale. L’autore/ideatore del gesto, sia che si tratti di un atto spontaneo, sia di un atto di decoro urbano o cancellazione legittimata da proprietari, ha generato più “disturbo visivo” che i disegni precedenti. Forse è sulla buona strada per diventare lui stesso uno Street Artist radicale – chiosa D-C, altra tag con cui si identifica – Per ora ha solo sprecato molta vernice nera».

Chi sia stato non si sa. Un vandalo o forse un contestatore, un artista invidioso o magari l’avatar urbano di Emilio Isgrò, pioniere delle cancellature?

Potrebbe consolarci, forse, sapere che il verniciatore censorio lo abbia fatto in buona fede, magari non capendo o non sapendo che quei tratti tra la ruggine erano una forma d’arte.

Non sarebbe nemmeno la prima volta che succede in città: nel 2014, all’interno del Museo d’arte di Ravenna, un operaio stuccò quello che credeva essere un buco in una delle pareti espositive. In realtà era un’opera, molto realistica, del riminese Eron, un’icona dell’aerosol art.

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