Trentaquattro lesioni. Derivanti da un numero imprecisato di fendenti sferrati col coltello, molti dei quali mirati in punti dove sono presenti organi vitali. Lesioni che sono presenti anche sulla schiena in numero tale da far pensare che la vittima risulterebbe essere stata aggredita alle spalle.

È stata depositata nei giorni scorsi dalla patologa Donatella Fedeli la risultanza dell’autopsia sul cadavere di Davide Calbucci, il 49enne cesenate assassinato al parco Fornace Marzocchi alle Vigne dal suo vicino di casa Giuseppe Di Giacomo. Il 65enne è in carcere a Forlì con l’accusa di omicidio volontario.

Una ricostruzione, quella che offre l’autopsia, che collima con quella delle testimonianze di chi, a spasso per l’area verde nel cuore delle Vigne, aveva visto “in diretta” l’omicidio e che smentisce la dinamica dei fatti invece raccontata dallo stesso assassino subito dopo essersi consegnato nelle mani della polizia, accusandosi del delitto.

I fatti sono accaduti lo scorso 19 dicembre. L’autopsia eseguita sul cadavere del 49enne teorizza come la vittima fosse in piedi al momento dell’aggressione mortale. E come sia altamente probabile che sia stata aggredita alle spalle. Per poi subire altre ferite, mortali e non, al petto, alla testa e all’area dell’addome.

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