Omicidio Ilenia, parla la famiglia dell’ex: “Non è lui il mandante”

«Sono sicura che mio fratello non c’entra con la morte di Ilenia Fabbri». Ha gli occhi lucidi Cristina, insegnante, sorella maggiore di Claudio Nanni. Seduta accanto al marito, prende un bel respiro e scioglie il riserbo mantenuto finora, affrontando la diffidenza nel concedersi alla stampa dopo gli ultimi sette giorni di assalto mediatico. Non crede alle accuse che vedono il fratello indagato in qualità di potenziale mandante di un sicario al momento ancora ignoto che all’alba del 6 febbraio ha assalito e sgozzato l’ex moglie 46enne, nell’appartamento di via Corbara. Non lo riconosce nel ritratto fatto da alcune persone sentite finora dagli inquirenti; il “suo” Claudio non è uno capace di mettere in pratica quella presunta minaccia riferita da un testimone alle autorità “prima o poi mando qualcuno a farle la festa”, parlando della causa di lavoro che l’uomo aveva con la vittima. Cristina e il marito pensano alla nipote, Arianna, la prima della famiglia che ha trovato la forza di affrontare le telecamere e schierarsi con il padre. «Dormono insieme, loro due e il cane», inizia a raccontare Cristina, prima di ricordare quando, giovedì scorso, ha guardato negli occhi il fratello 53enne: «Non c’è stato bisogno di chiedergli se era innocente. Né lui ha dovuto dire “non sono stato io”. È bastato uno sguardo per capirlo, e gli ho risposto: noi siamo qua, con te».

Signora Nanni. Come avete saputo della morte di Ilenia e che cosa avete pensato?

«Preferiamo non entrare nel merito di quella giornata. Sabato mattina mio marito mi ha chiamato all’uscita da scuola, ci siamo incontrati e me l’ha detto. La prima preoccupazione è stata che nostra madre lo venisse a sapere dalla tv, le sarebbe venuto un infarto. Quella sera, infatti, l’abbiamo dovuta portare al pronto soccorso».

Ha pensato che suo fratello potesse essere quantomeno tra i sospettati?

«Io sono sicura che non sia stato lui. Quella notte, dopo essere stato interrogato, mi ha scritto “tutto bene, ti chiamo io”. Il giorno dopo ci siamo sentiti. Piangeva, era preoccupatissimo per sua figlia, per nostra madre. Claudio è così, non è come lo stanno descrivendo».

Che persona sarebbe allora?

«È introverso, come me, una persona sincera, buona, anche ingenua, senza malizia. È un gran lavoratore e rispetta quei valori dell’onestà e dell’amore per la famiglia che ci ha insegnato nostro padre, che è scomparso il 28 dicembre scorso».

Covid?

«Sì. Tutti in famiglia siamo stati contagiati o abbiamo dovuto passare settimane in isolamento a dicembre. Anche Arianna e Claudio. Ci sentivamo 4 o 5 volte al giorno e a gennaio facevamo i turni per assistere nostra madre. Quando papà è arrivato alla fine mio fratello ha lasciato un biglietto per ringraziare l’ospedale, era distrutto. Come avrebbe potuto organizzare quello di cui lo stanno accusando?».

Si parla di un possibile movente economico, la separazione con Ilenia era un nervo ancora scoperto?

«Lui ha sofferto per la fine del matrimonio. Viveva per la famiglia, credeva in quella storia. E per quanto riguarda la causa civile, era sereno. Sapeva che poteva contare sempre su di me, io e mio marito avremmo dovuto testimoniare all’udienza del 26 febbraio. A domanda, rispondeva, “Mi vedi preoccupato? Io sto bene”. Si era già fatto la sua nuova vita, aveva trovato il suo equilibrio, la nuova compagna, la bici, le ciaspolate, gli amici».

Gli amici. Che fine hanno fatto?

«Qualcuno ha chiesto se può essere d’aiuto, altri si sono trovati, ma non vogliono essere invadenti. Una persona è venuta da noi per chiedere come sta e fargli sapere che gli è vicina. Chi lo conosce bene non può credere che sia coinvolto».

Come avete reagito quando è stato indagato?

«Abbiamo pensato che fosse un atto dovuto, un passaggio per dargli il modo di tutelarsi. Indagato, non vuol dire essere colpevole».

Ora gli inquirenti stanno dando la caccia al killer. Potrebbe rappresentare una svolta per la posizione di suo fratello. Qual è la vostra speranza?

«Speriamo che non finisca in carcere un innocente. Ci auguriamo che trovino il vero colpevole, valutando nuove piste, e confidiamo nelle indagini. Qualora non trovassero nessuno e cadessero le accuse, sarà comunque dura tornare alla vita di prima. Ma ce la faremo. Non distruggeranno la nostra famiglia».

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