Rimini, omicidio Guerrina: la famiglia chiede un milione alla Diocesi

Un milione di euro di risarcimento chiesti alla Diocesi di Arezzo – Cortona e San Sepolcro, ai canonici dell’ordine di appartenenza, e naturalmente a padre Gratien Alabi, il religioso condannato per omicidio volontario di Guerrina Piscaglia e per occultamento di cadavere.

Confermando le notizie trapelate nei mesi scorsi, la famiglia di Guerrina ha deciso di rivalersi oltre che sull’uomo ritenuto responsabile della morte della donna, anche sulla Chiesa: una richiesta che nel suo genere è quasi un unicum. Chiave di volta di tutta la vicenda sarebbe infatti, secondo la famiglia, proprio l’abito talare indossato da padre Gratien. La veste da sacerdote avrebbe rivestito un ruolo determinante sia nell’instaurare il rapporto di tipo sessuale, che nel causare la morte di Guerrina. Le sorelle e le nipoti di Guerrina, assistite dagli avvocati Chiara Rinaldi e Maria Federica Celatti hanno infatti depositato un atto di citazione al tribunale civile di Arezzo, dove il 24 novembre è fissata l’udienza.

«L’abito talare – scrivono gli avvocati – fu una vera e propria conditio sine qua non della relazione sessuale prima e dell’evento morte poi» poiché «pose padre Graziano nella condizione di poter più agevolmente compiere il fatto dannoso».

La responsabilità in capo alla Chiesa è dedotta inoltre anche da altri elementi. Secondo i legali della famiglia di Guerrina, il vescovo, che aveva la facoltà di rimuovere il frate (dell’ordine dei canonici regolari premostratensi) assegnato alla parrocchia, essendo peraltro stato informato della relazione da una lettera di una parrocchiana, avrebbe dovuto attivarsi in tal senso, «conscio della pericolosità della relazione» tra Alabi e Guerrina.

La storia emerge sulle cronache locali e nazionali il primo maggio 2014, quando la donna, sposata e con figli, uscì di casa dicendo di andare a fare una passeggiata, per poi sparire per sempre da Cà Raffaello, un piccolo paesino di montagna nel comune di Badia Tedalda, al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna.

Per il suo omicidio Padre Gratien è stato condannato a 25 anni di carcere, ed è attualmente recluso a Rebibbia.

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