Omicidio Faenza: Ilenia ha ferito il killer, trovato il suo sangue

Dalle 8.30 di giovedì la vita di Claudio Nanni è stravolta. Il suo nome è al momento l’unico iscritto nel registro degli indagati per il brutale assassinio dell’ex moglie, Ilenia Fabbri. Il capo d’accusa provvisorio è di omicidio volontario pluriaggravato in concorso con ignoti. In altre parole, prende forma la pista investigativa secondo la quale l’uomo, 53 anni, sarebbe il mandante dell’ “esecuzione” avvenuta all’alba di sabato in via Corbara, dove una persona al momento ancora sconosciuta, un sicario, ha aggredito in casa e sgozzato la vittima 46enne. Premeditazione, motivi abbietti e vincolo coniugale. Sono le aggravanti contestate dal sostituto procuratore Angela Scorza, sulla base di tre elementi cruciali. Il primo: l’uomo avrebbe pianificato il delitto con anticipo, escogitando come alibi un viaggio a Milano con la figlia Arianna per comprare un’auto, prelevandola da casa della ex alle 5.57, pochi istanti prima del delitto. Secondo: il movente sarebbe di natura economica, alla luce di una causa patrimoniale tutt’ora pendente tra i due. Infine il matrimonio, che pur essendo già approdato alla separazione, ufficializzata nel 2018, non era ancora giunto al divorzio. E’ un quadro che di fronte a un eventuale processo in corte d’assise significherebbe l’ergastolo in caso di condanna.

Il sangue del killer

Non è l’unica svolta nelle indagini affidate alla squadra Mobile, che ora, affiancata anche dallo Sco di Roma (il servizio centrale operativo della polizia di Stato, specializzato in casi spesso di rilievo nazionale), sta dando la caccia all’esecutore materiale del delitto. Il killer potrebbe essersi ferito durante la colluttazione. Sulla scena del crimine, tra i tre livelli dell’appartamento, sono state trovate gocce di sangue che si sospetta possano essere del sicario. Ilenia, ormai è chiaro, ha lottato come un leone. Sorpresa con ogni probabilità nella camera da letto, si sarebbe ribellata a un probabile tentativo di strangolamento, per poi tentare forse una fuga verso le scale, dove lo sconosciuto l’ha raggiunta, afferrata per i capelli (c’erano ciocche sparse a terra) e portata nella tavernetta ricavata dal garage, dove le ha tagliato la gola.
Per isolare eventuali tracce biologiche o impronte, e attribuire uno specifico dna a quei reperti ematici, ieri la Procura ha disposto nel primo pomeriggio un accertamento tecnico irripetibile, un esame che ha portato la polizia scientifica di Bologna e Roma all’interno e nelle pertinenze dell’appartamento di via Corbara, servendosi di reagenti come il luminol e altre sostanze. All’analisi hanno partecipato anche i difensori dell’indagato, gli avvocati Guido Maffuccini e Delia Fornaro, i quali hanno nominato come proprio consulente il medico legale Donatella Fedeli, per seguire il sopralluogo scientifico. È ragionevole pensare che altri accertamenti vengano effettuati sul coltello da cucina con lama liscia in ceramica, rinvenuto a pochi passi dal corpo, possibile arma del delitto.

Tre perquisizioni

«Nanni? Come vuole che stia, è provato». Poche parole da parte dei legali di fronte all’assalto dei giornalisti all’uscita dal viottolo chiuso che dà sulla piccola discesa del garage, dove si presume sia entrato il killer. Di certo pare sia stata quella la via di fuga, forse sorpreso da due imprevisti: il primo, in casa c’era un’altra persona, l’amica di Arianna, che alle 6.06, richiamata dalle urla di Ilenia, ha visto l’aggressore di spalle, per poi chiudersi in camera e chiamare la figlia della vittima, giunta ormai già in autostrada. Il secondo, il campanello suonato dal vicino alle 6.10 circa. È una questione di secondi che si unisce al sospetto che quell’intruso assoldato per uccidere avesse la chiave di casa.
E per individuare eventuali contatti o elementi riconducibili a un delitto su commissione, ieri sono state perquisite dagli inquirenti la casa del 39enne, l’abitazione della madre e l’autofficina omonima che l’uomo gestisce accanto all’area di servizio lungo via Forlivese. Al setaccio rifiuti gettati nei bidoni della spazzatura, ma anche computer, telefoni, documenti e altro materiale da sottoporre a perizia, che gli investigatori ritengono di potenziale rilievo per risolvere un giallo dai tratti ancora nebulosi.

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