RAVENNA. La foto di Rocco Desiante, seduto col cranio fracassato nel divano, ai piedi di un’enorme pozza di sangue, viene mostrata per l’ultima volta. Fra i familiari, una delle sorelle scoppia in lacrime e lascia l’aula. Dall’altro lato, seduto al banco degli imputati, Madalin Constantin Palade rimane impassibile. Lo sguardo inespressivo del ragazzo si posa sulle immagini proiettate poi sulla corte, e quella «stordente impassibilità» non passa inosservata; un «atteggiamento algido, gelido, quasi disinteressato di fronte a un bagno di sangue, che ci stupisce nonostante i decenni di esperienza». Con queste parole il procuratore capo Alessandro Mancini – che nella sua requisitoria non ha escluso la possibilità che il giovane abbia agito per conto di un mandante – ha chiesto ieri la condanna all’ergastolo per il 20enne di origini romene accusato di avere ucciso nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2018 il pizzaiolo 43enne originario di Gravina di Puglia, trovato senza vita tre giorni dopo nell’appartamento in cui era ospitato a Castiglione di Cervia.

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