Oltre un milione di segnalazioni grazie ai “Cittadini scienziati”

È stata una sfida che ha coinvolto 419 città di 44 Paesi del mondo, con più di 52.700 persone che hanno raccolto più di 1.270.000 osservazioni in tutto il mondo, identificando più di 45.300 specie. È la City Nature Challenge, la sfida amichevole globale di raccolta di dati sulla biodiversità e che si è svolta anche in Italia. Quest’anno ha permesso alle persone, bloccate in casa o isolate a causa della pandemia, di riconnettersi con la natura e, allo stesso tempo, di censire a livello mondiale la flora e la fauna selvatica. In Italia hanno aderito 16 città (connesse alla rete Cluster Biodiversità Italia), con la partecipazione di diverse centinaia di persone: gli italiani hanno realizzato più di 10.200 osservazioni, documentando più di 3.000 specie di flora e fauna selvatica marina e terrestre.

L’iniziativa è stata patrocinata dal Ministero della Transizione ecologica.

«Un risultato eccellente raggiunto grazie allo sforzo volontario dei cittadini, dei coordinatori e collaboratori – spiega Alessandra Flore, responsabile del dipartimento di Scienze naturali del Cesab (Centro ricerche in scienze ambientali e biotecnologie) – e soprattutto degli enti che hanno organizzato a livello locale diverse esplorazioni, tra cui passeggiate in natura, immersioni, attività di snorkeling, escursioni in grotta, ma anche attività di dolphin watching. Tutte attività che hanno permesso ai cittadini di contribuire a raccogliere dati utili agli scienziati per comprendere lo stato di conservazione della biodiversità, che è strettamente connesso allo stato di salute dell’ecosistema. Attività condotte grazie anche al supporto a livello locale dei gruppi di Wwf Italia, Wwf Young, Aigae, Afni e dei diversi partner locali».

A tutti i partecipanti sarà consegnato l’attestato di “Cittadino scienziato” e saranno conferiti i premi ai cittadini che si sono distinti e hanno contribuito a questa iniziativa di scienza partecipata. Fra le specie più fotografate di flora e fauna terrestre la Orchis italica (orchidea italica), e il Podarcis siculus (lucertola campestre).

«L’orchidea italica – commenta Alessandra Flore – anche se abbastanza diffusa sul territorio nazionale, è una specie a rischio come tutte le orchidee selvatiche, la cui presenza indica la salubrità del terreno. Anche la lucertola campestre, è tra le lucertole più comuni della penisola italiana, però spesso catturata, cacciata e uccisa, nonostante sia una specie protetta in molte regioni italiane».

In ambiente marino, tra le specie più fotografate la Ophidiaster ophidianus (stella serpente).

«Questa stella marina, tra le più grandi del Mediterraneo – dice Antonio Riontino, che ha partecipato all’organizzazione dell’evento – è un’amante dell’ombra, che vive sui fondali rocciosi, in particolare nel coralligeno. È una specie marina protetta, spesso minacciata dalla raccolta indiscriminata dei collezionisti».

«Le osservazioni raccolte durante la challenge attraverso le piattaforme sono open source – concludono i due coordinatori – e sono dati utili agli scienziati e ambientalisti per rilevare modelli di cambiamento della biodiversità globale e studiarne le politiche di conservazione. Questa iniziativa inoltre, ha promosso un vero e proprio senso di comunità tra i cittadini volontari che hanno collaborato insieme per rilevare la biodiversità del proprio territorio».

Questo progetto di citizen science ha ricevuto il supporto di diversi partner tecnici, media partner, sponsor e patrocini tra cui il Ministero della Transizione Ecologica, Ispra, Federparchi-Europarc, con il Cesab (Centro di ricerche in scienze ambientali e biotecnologie) che è stato lead partner del progetto.

Saranno i lombrichi, gli “ingegneri dell’ecosistema”, che potranno fornire alcune tra le più importanti risposte sul cambiamento della biodiversità. Ne è convinto uno studio internazionale coordinato dall’Accademia cinese delle scienze che ha prodotto un database globale della diversità dei lombrichi e delle loro caratteristiche: sono state notate, in 60 Paesi, 184 specie diverse.

«I dati sono stati ottenuti da 182 monografie pubblicate tra il 1973 e il 2017 e, in più, anche da articoli successivi al 2000 per un totale di quasi 8mila documenti valutati – spiegano i ricercatori – L’unione dei dati in un unico database globale aiuterà i ricercatori a indagare e rispondere a un’ampia varietà di domande prioritarie, come ad esempio la valutazione congiunta delle distribuzioni della biodiversità in superficie e nel sottosuolo».

I lombrichi sono bioindicatori della biodiversità e della salute del suolo. Pare sia abbastanza facile studiarli: infatti, è semplice il loro campionamento e questo permette la raccolta di una grande quantità di dati. I ricercatori hanno creato il database classificando ciascuna specie in gruppi ecologici in base ai loro comportamenti di alimentazione e di scavo.

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