Oltre i poster, le magliette e i minuti di raccoglimento: la sicurezza in pista è una cosa seria

La sicurezza è un sottile filo rosso per chi corre a oltre 300 chilometri orari: giusto scherzarci sopra per esorcizzare la paura, ma sottovalutare e affrontare tutto con leggerezza è folle. Così la MotoGp, domenica scorsa, si è trovata a fare i conti con i suoi giovani terribili in Moto3 e non solo. Ragazzini che lottano già a 16 anni, spesso con la strafottenza e la prepotenza che solo la giovinezza può dare. Dopo la bandiera a scacchi ed averne viste di ogni tipo, la direzione gara ed i responsabili della sicurezza hanno convocato i pilotini (che tanto pilotini poi non sono, visto che alcuni si avvicinano ai 30 anni di età) in una bella stanza e li hanno catechizzati, spiegando che d’ora la “guida irresponsabile” sarà punita con decisione. Era ora! Domenica scorsa il mucchio selvaggio in Moto3 ha rischiato di fare una nuova vittima, dopo Jason Dupasquier al Mugello: Ayumo Sasaki è caduto lottando con Romano Fenati ed è stato travolto da Artigas e Foggia. Quest’ultimo rientrando ai box ha spiegato al giornalista di Sky che lo intervistava: “Non ho potuto fare nulla per evitarlo e l’ho centrato. Quando ci siamo avvicinati per soccorrerlo era svenuto e perdeva sangue dal naso”. Il tuto raccontato con la tranquillità ed il distacco di chi parla di una gomma scelta male.

Speriamo che da adesso in poi la direzione gara vigili davvero sui comportamenti dei piloti Moto3: tanti big a partire da Miguel Oliveira vincitore a Barcellona, fino a Valentino Rossi hanno stigmatizzato il modo spericolato in cui si corre nella categoria più piccola. Dalla poltrona, per noi, è facile criticare: chi il filo rosso del limite lo vezzeggia ogni giorno lo fa con cognizione di causa. Prestiamogli fede. La stessa direzione gara, però, ha comminato a Fabio Quartararo, leader del mondiale MotoGp e punto di riferimento per tutti i ragazzotti di belle speranze, due sanzioni di 3 secondi che lo hanno retrocesso dal 3° al 6° posto. La prima per avere tagliato una chicane, la seconda per aver guidato tre giri con la tuta aperta, in una condizione di grande pericolo. Bella grattuggiata in caso di caduta! In realtà El Diablo ha commesso un errore più macroscopico: si è liberato del paracolpi pettorale, che con l’aria gli saliva verso il collo bloccandone il respiro, semplicemente gettandolo a terra sull’asfalto. Alla faccia di chi poteva passarci sopra. Che la direzione gara non abbia dato bandiera nera subito al francese fa riflettere, con la “sveglia” tardiva dei 3 secondi di penalizzazione comminati successivamente lasciano il tempo che trovano: ieri lo stesso Fabio si è fatto fotografare in boxer da mare sulla sua Yamaha con il casco da ciclista che usano i meccanici nei box, scrivendo su Istagram: “Buon test oggi! Fatti 78 giri e, fortunatamente, nessuno mi ha visto guidare”. Battuta simpatica, che ha il sapore, però, della critica al provvedimento disciplinare di cui è stato oggetto.

Difficile parlare di sicurezza con chi punta tutto su una staccata a volte oltre il limire, si rischia di essere ipocriti, bacchettoni o totalmente ignoranti, ma l’impressione  è che ci sia troppa faciloneria, un dato preoccupante dopo la tragedia del giovane pilota svizzero. Vanno bene i poster, i minuti di silenzio, le magliette e le dediche sul podio, ma serve anche un modo meno irresponsabile di cercare la gloria e la vittoria.

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