Olio, il caro bollette minaccia un’annata molto buona

In un’annata olivicola inizialmente minacciata dalla siccità poi salvata dalle piogge agostane e che ora promette alta qualità, e in alcune zone anche anche abbondanza, a spaventare i produttori sono i costi dell’energia elettrica necessaria ad azionare i frantoi, che da ottobre per un mese e mezzo lavoreranno a ciclo continuo. Si aggiunge la difficoltà sempre più pressante nel reperire il vetro per imbottigliare il prezioso prodotto. «Quest’anno, nonostante la siccità in regione si stima un aumento di produzione di olive del 20-30% – spiega Sabrina Paolizzi dell’Arpo (Associazione regionale produttori olivicoli) – peraltro quest’anno non c’è mosca olearia e le alte temperature hanno favorito la presenza di polifenoli che aumentano la qualità organolettica dell’olio extra vergine di oliva». Insomma in campo sarebbe un’annata se non perfetta molto buona, ma in agguato ci sono i costi di trasformazione quasi triplicati.

Associazione frantoiani

In regione, di fatto nella sola Romagna, si concentrano 32 frantoi che operano anche per conto terzi (ma le aziende agricole produttrici di olive sono molte di più, circa 3.500). «Il rincaro dell’energia sta spaventando parecchio i frantoiani –spiega Giovanni Bucci, segretario dell’Associazione frantoiani regionale che ne associa 25 – e per parare il colpo in vista della campagna olearia che inizierà a ottobre abbiamo deciso di fare rete ricorrendo a un gruppo di acquisto energetico. Perciò a fine mese è convocata un’assemblea straordinaria dei soci per decidere proprio su questo punto. Sicuramente questo sistema ci consentirà di spuntare un prezzo migliore rispetto a quello che oggi risulta triplicato rispetto alla stessa stagione dell’anno passato, ma non risolve il problema». Ragion per cui ci si avvia a un aumento delle tariffe di molitura. «Ogni frantoio applicherà liberamente la sua, fino ad oggi parlavamo di una media di 25 euro per quintale di olive – spiega Bucci –, una tariffa che è rimasta invariata per 15 anni ma per la quale ora, proprio per far fronte ai rincari energetici, potrebbe aumentare del 10%. Non si può lavorare in perdita, ma detto questo, l’obbiettivo è comunque fare di tutto per salvaguardare un’eccellenza agricola del nostro territorio, che peraltro sta ottenendo buoni risultati sul mercato».

Cab di Brisighella

Nei magazzini del Cab di Brisighella, che proprio quest’anno compie 60 anni, le scorte di olio extra vergine dell’annata 2021 sono terminate, segno che la richiesta c’è. Fra l’altro i produttori di una delle prime Dop olivicole italiane si appresta ad affrontare un’annata “di carico”, ovvero a fronte di un raccolto che l’anno scorso su queste colline era stato di 5000 quintali di olive, quest’anno potrebbe addirittura raddoppiare. Da quando partirà la raccolta il frantoio funzionerà giorno e notte, ma «se a fine all’anno scorso un kilowatt di elettricità lo pagavamo 15 centesimi, nelle bollette di luglio e agosto 2022 ci è stato fatturato a 60 cent» conferma il presidente del Cab Sergio Spada. «Ci siamo già attrezzati con un impianto fotovoltaico da 100 kilowatt che per 10 mesi l’anno ci consente di essere autosufficienti e anzi consumiamo circa la metà dell’energia che produciamo alimentando anche i condizionatori che abbiamo convertito – spiega Spada –. Adesso stiamo chiedendo i preventivi per un accumulatore perché senza non possiamo alimentare direttamente il frantoio quando lavora di notte ed è impensabile pensare di molire solo di giorno e lasciare le olive in attesa o ritardare la raccolta, ne va della qualità dell’olio». Il Cab conferisce poi la sansa di scarto della molitura a un biodigestore che produce a sua volta e immette in rete. Insomma la sua parte di produzione energetica la fa, ora la questione è accumulare quell’energia per poterla utilizzare per lavorare. Per dirla con le parole di Spada «c’è da correre, nell’attesa che sia il Governo a prendere un provvedimento per calmierare i prezzi dell’energia. Noi faremo tutto il possibile per evitare che il rincaro ricada sul consumatore, quello non ci farebbe affatto piacere» .

Frantoio imolese

Oltre che a fare i conti con le bollette, i frantoiani hanno un altro cruccio: il costo, ma soprattutto la reperibilità, delle bottiglie di vetro per confezionare il prodotto. «Noi abbiamo fatto una scelta di qualità anche per i contenitori – spiega Marika Zaganti, responsabile marketing del Frantoio Valsanterno che è l’ultimo avamposto verso l’Emilia –, ma se l’anno scorso pagavamo una bottiglia 70 centesimi, oggi il costo è già doppio, e di qui al momento dell’imbottigliamento potrebbe essere cresciuto ulteriormente. Ma soprattutto le vetrerie oggi non garatiscono tempi e quantità in consegna. Ci tocca quindi attrezzarci con contenitori alternativi, come le latte».

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