Olio extra vergine di oliva, passato e futuro della ghiacciola

La Frasca di Castrocaro, il Trigabolo di Argenta, La Grotta e Gigiolè di Brisighella. Nomi leggendari della ristorazione che all’inizio degli anni Ottanta, in cui di cibo e gastronomia non si parlava ai ritmi forsennati di oggi però si innovava, collocarono anche la Romagna gastronomica all’avanguardia. Proprio nel nome di Nerio Raccagni, ristoratore brisighellese che alla Grotta e da Gigiolè a diverse generazioni di ristoratori e gourmet di oggi fece scoprire prodotti e vini eccellenti, insegnando a stare a tavola in un modo nuovo, il ristorante Ca’ Murani di Faenza ha dedicato una cena carica di ricordi, organizzata da Vincenzo Tronconi, già vicesindaco brisighellese. È stato anche il momento per fare il punto su una delle produzioni di pregio della Romagna agroalimentare di oggi: l’olio extra vergine di oliva da varietà ghiacciola, di cui lo stesso Nerio Raccagni intuì 40 anni fa le potenzialità. Così, assaggiando i piatti di Remo Camurani arricchiti da quattro oli di ghiacciola, Oro d’oliva di Frantoi del Borgo, Nobil Drupa di Terra di Brisighella, Claterna di Palazzo di Varignana e Valdoleto di Tenuta Pennita, è stato anche possibile lanciare uno sguardo sul futuro.

Una storia di olio e passioni

Quando si parla di olio extra vergine di oliva, l’autorità in materia è Gianluca Tumidei della Tenuta Pennita che con Raccagni inventò l’olio “Green dream”, di cui ancora oggi produce 100 bottiglie ogni anno in sua memoria. «Nerio produceva olive e voleva ottenere la Dop per l’olio di Brisighella per farne un prodotto portabandiera, ma allora non trovava ascolto e la cosa amareggiava. In particolare riconobbe nella ghiacciola caratteristiche precise da valorizzare in un monovarietale», racconta Tumidei. Lui stesso di piante di ghiacciola ne possiede oggi circa 600 tra Fognano, Brisighella e il Forlivese, ed è consulente di Palazzo di Varignana che, sui colli fra Imola e Bologna, ha investito molto su questa oliva. «La ghiacciola, che si chiama così perché i rami col gelo si spezzano, è un varietà scorbutica, che un anno rende e magari altri due no. A lungo si è creduto, erroneamente, che fosse l’impollinatore dell’oliva nostrana e per questo ne sono state mantenute le piante. Anche l’olio che se ne ricava è difficile, perché è piccante e amaro, ha una forte personalità e come sempre accade in questi casi, non piace a tutti».

In vista della raccolta

Intanto ci si prepara alla nuova raccolta che inizierà ai primi di ottobre. «Molte olive sono cadute per la siccità, credo che la produzione si attesterà sul 50% di un anno normale. Mi immagino però un olio di qualità eccellente, come l’anno scorso, perché ci sono le stesse condizioni di escursione termica che potenzieranno i profumi mentre il caldo ha giocato a favore di amaro e piccante». L’olio nuovo sarà pronto a fine ottobre, intanto il 9 alla Tenuta Pennita si aprono le porte al pubblico dalle 12 alle 19 per assaggi e per passeggiare fra gli ulivi, dove una decina di pittori ritrarranno gli scorci più suggestivi.

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