Olio extra vergine di oliva. Assaggi sulla frontiera

Sulla “frontiera” dell’olio extra vergine di oliva, il raccolto della nuova annata è stato imbottigliato e ora è pronto a finire sulla tavola di Natale. Sono state queste settimane occasione di compleanni importanti e di assaggi per scoprire e familiarizzare con l’annata.

Terre di Brisighella

Nel venticinquesimo della Dop dell’olio di Brisighella, la prima in Italia, l’interessante convegno sull’olivicoltura cosiddetta appunto “di frontiera”, ovvero nelle regioni più a nord, è stata una interessante occasione per capire come il mondo dell’olivicoltura sia in fermento anche in questa regione, con un orizzonte che si sposta sempre più a ovest verso l’Emilia. Per quanto riguarda le colline brisighellesi, che è vero producono una percentuale minima dell’olio romagnolo, ma costituiscono comunque un modello, sia sulla ricerca e la qualità, oltre che nel rapporto con le istituzioni a cominciare dall’Università, si è registrata una annata scarsa. «Cinquemila quintali il raccolto, su una media che si attesta normalmente sui 7/8000 – spiega il presidente onorario del consorzio della Dop Terre di Brisighella, Franco Spada –. La qualità è buona anche se non entusiasmante a causa prima della prolungata siccità, poi delle piogge eccessive di settembre. I nostri oli sono però risultati sempre ben strutturati e ricchi di polifenoli». In anteprima è stato svelato il Brisighello Dop da olive nostrana, l’uscita in commercio è prevista a fine febbraio, servono almeno tre mesi di decantazione naturale dal momento che non viene filtrato. All’assaggio presenta un buon vegetale fresco di carciofo e cardo, il piccante arriva lentamente e la nota amara sempre accentuata risulta un po’ più stemperata. Sempre equilibrato e piacevolmente “selvaggio” il Nobil Drupa da olive ghiacciola con il profumo caratteristico di foglia di pomodoro e il piccante più accentuato che persiste a lungo.

Palazzo di Varignana

Un nuovo raccolto, una annata ricca di attese, anche per Palazzo di Varignana che con le sue 120mila piante volte a diventare 150mila nei prossimi pochi anni e il sogno di un frantoio “in casa” per il 2023 mantiene alto l’impegno sull’olivicoltura di qualità. In queste settimane ha presentato il frutto della sua quarta annata olivicola pronta per uscire in commercio. La presentazione degli oli è stata anche l’occasione per raccogliere fondi per il progetto “Il verde che cura” dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna che Palazzo di Varignana sostiene, per rendere verdi i balconi del reparto di oncologia e favorire un ambiente più efficace anche per le cure. Anche sui colli fra Imola e Bologna è stata una annata meno abbondante di quella precedente , contrassegnata da temperature più alte che si riverberano su sapori meno marcati dell’olio. Gli oli di Palazzo di Varignana sono cinque, tutti si basano su raccolte precoci per estrarre il massimo dei tratti aromatici dell’oliva. Sono il blend più intenso “Verde” di maurino, leccino e verzola; il blend “Blu i correggiolo, leccio del corno, pendolino, e i due pregiati monocultivar. L’olio Stiffonte di olive correggiolo che vira sull’amaro piccante e sentore di carciofo nesso. Il Vargnano racchiude tutto il vegetale della oliva nostrana, in questo caso raccolta prestissimo, mentre la punta di diamante si conferma ancora una volta il Claterna, da olive ghiacciola, il più piccante e complesso, dove il vegetale si amalgama a una punta di agrume ed erbe aromatiche.

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