Ok boomer, il podcast di padre e figlia forlivesi

Il confronto tra generazioni? Si esprime in un podcast. Lo hanno pensato Gianluca e Lucia Gatta: lui ha 51 anni, è un editore e un giornalista pubblicista, lei ha 20 anni, studia Sociologia e ha una passione per il teatro e per lo spettacolo. Sono padre e figlia, entrambi vivono a Forlì, lui è quasi un boomer, lei fa parte della generazione Z. Nel loro podcast “Ok boomer!” dialogano su temi legati al presente, prendendo spunto da un film o da un programma del momento.

«Il podcast è uno strumento che è apprezzato dal pubblico, soprattutto più giovane – racconta Gianluca – e penso che sia un mezzo che aiuti a rallentare il ritmo, in un mondo affannato dietro ai social network, che ci stanno abituando a ragionamenti che occupano al massimo due righe di testo, battuta sarcastica compresa».

Come è arrivata l’idea di un podcast da fare insieme?

Gianluca: «È una di quelle idee ingenue figlie del lockdown. Visto che io da sempre mi occupo di parola scritta mi sono immaginato davanti a un microfono a leggere qualcosa di mio. Ho pensato alla soluzione più semplice: mia figlia, che vive in casa, una persona con cui il confronto è quotidiano e a cui potevo passare, banalmente, il microfono senza dover fare complicate registrazioni da remoto».

Lucia: «Mi ricordo che una sera eravamo a cena e abbiamo iniziato a parlare di un film che avevamo visto entrambi, annoiando a morte le altre persone che erano con noi. Abbiamo poi pensato che le nostre conversazioni avrebbero avuto molto più senso se ascoltate da qualcuno di interessato, e da qui un po’ è partito tutto».

Chi ha deciso il titolo?

Gianluca: «A Lucia è venuto in mente “Ok boomer!”, che è la frase con la quale i giovanissimi si rivolgono ai più anziani per zittirli, come dire “tu sei vecchio e non puoi capire quello che sto dicendo, meglio che ascolti”. Boomer, sociologicamente, è la generazione nata durante il boom economico. Io nasco una decina di anni più tardi, ma mi è sembrato un titolo azzeccato, perché è breve, è nell’orecchio dei giovani e perché antitetico al contenuto del podcast, che invece si propone come esempio di dialogo tra generazioni. Mi piace pensare che “Ok boomer!”, da frase spregiativa, possa diventare un modo di dire: “Ok, vecchio, ti ascolto!”. Nel nostro podcast significa proprio questo».

Lucia: «All’inizio mio padre era perplesso perché, appunto, pensava che “Ok boomer!” fosse spregiativo. Tutti i podcast si basano su un confronto e su uno scambio di opinioni, nessuno dei due ha mai ragione assoluta, è questo il bello».

Dalla puntata dedicata ad “Arancia meccanica” del 1971 fino a quella dedicata a “Nomadland” del 2020. Con quale criterio scegliete gli argomenti da trattare?

«Il criterio di base sono i nostri interessi, solo successivamente pensiamo anche a un aggancio con chi ci ascolta. Ci siamo dati come riferimento le piattaforme di streaming a cui siamo abbonati. Abbiamo pensato che fosse importante partire da un aggancio con qualcosa che potesse essere verificato e fruito da tutti. Di fatto abbiamo ricreato il meccanismo del vecchio cineforum: guardiamo qualcosa e partiamo con associazioni di idee sul tema. Quindi una commedia come “Moonwalkers”, che narra di un finto sbarco sulla luna, ci ha portato a parlare di fake news, droghe e controcultura degli anni 60. Dopo aver visto “Nomadland” abbiamo affrontato il tema dei nuovi nomadi e del rifiuto del sogno americano da parte di alcuni cittadini stanchi di dover competere per tutta la vita. L’idea per ciascun episodio è condivisa».

In sintesi, come avete vissuto questa esperienza di padre-figlia nella realizzazione di “Ok boomer!”?

Gianluca: «Siamo passati da un dialogo mordi e fuggi, davanti a un piatto di pasta o incrociandoci in casa, a qualcosa di più strutturato. Quando un padre comincia a dire più di due frasi interconnesse tra loro scatta immediatamente l’effetto predica. Il podcast ci ha invece permesso di confrontarci alla pari».

Lucia: «Penso che il podcast ci abbia avvicinato nel nostro rapporto. Inoltre, è una bella esperienza in quanto mi permette di tenere sempre allenata la mente, ogni settimana bisogna trovare nuovi temi, fare nuove riflessioni e scrivere un nuovo confronto, è impegnativo, ma positivo».

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