Oggi al Bonci “Opening night” di Morau: l’intervista

Per chi ama la danza, il teatro, il cinema, l’arte nel complesso, è da vedere Opening night del collettivo di Barcellona La Veronal diretto da Marcos Morau (1982). È in scena oggi, domenica 9 ottobre alle 15, clou (per Cesena) del festival Vie di Emilia Romagna Teatro Fondazione che prosegue fino al 16 ottobre a Bologna, Modena, Vignola. Lo spettacolo arriva a Cesena dopo Roma Europa festival.

Morau, ideatore, coreografo, regista, originario di Valencia, si è trasferito a Barcellona dove ha fondato La Veronal nel 2005, a 23 anni. Si è formato in coreografia a Barcellona, Valencia e New York. È considerato un riferimento assoluto della nuova danza, la sua visione creativa ingloba ogni linguaggio artistico per costruire mondi e paesaggi ove movimento e immagine si fondono. Premiato in Spagna già molto giovane per questo suo talento, dal 2020 anche artista associato di Oriente Occidente, ha trionfato nel 2021 al Festival di Avignone, e in aprile scorso alla Triennale di Milano.

Morau, la sua Veronal debutta al Bonci di Cesena con le migliori referenze, ma in provincia non tutti conoscono la sua danza totale. In che modo il pubblico dovrebbe porsi davanti al suo spettacolo?

«Opening night è uno spettacolo per tutto il pubblico, esperto o meno di danza; affronta la magia teatrale da più angolazioni. Si può dire che va a sviscerare quella che può essere una pièce teatrale o una coreografia convenzionale. È un omaggio al potere del teatro, alle paure e ai successi che comporta lavorare sul palcoscenico. Bellezza e materia plastica hanno qui un grande valore, seppure alterate rispetto alla loro forma più standard. Cesena è anche la città del grande maestro italiano Romeo Castellucci e credo che per il pubblico sarà molto famigliare il teatro post drammatico, e le nuove forme di espressione che oggi attraversano le arti dello spettacolo dal vivo».

Ci racconta le motivazioni di questa sua coreografia?

«Il lavoro nasce da una mia esigenza e da un profondo atto d’amore verso lo spazio teatrale. Finzione e realtà vanno di pari passo in un gioco di percezione infinita. Come già fece John Cassavettes nel suo film Opening night (1977), è impossibile separare la vita intima da quella artistica. Nel mio lavoro ci sono chiari riferimenti alla mia vita personale, alle mie paure, ai miei desideri, a tutti questi anni di dedizione a un’arte che è parte di me. Le parole hanno un ruolo fondamentale e qui si fondono con il movimento e la forza delle immagini e della musica. Spogliamo la scena e le strutture classiche per offrire un universo magico e misterioso che abbraccia lo spettatore a livello sensoriale ed emotivo».

Ha fondato il suo collettivo quand’era molto giovane, nell’età migliore per un ballerino; cosa l’ha spinta a questa scelta?

«Non sono un danzatore e fin da piccolo ho avuto il bisogno di creare. Ho scelto la danza perché mi offriva una vasta gamma di suggestioni. Ho scelto di lavorare con i miei amici, tutti giovani creatori affamati di trasformare il mondo e la scena contemporanea. Abbiamo scelto un nome che ci unisse e la vita ci ha spinto ferocemente in avanti. Compio 40 anni proprio il giorno dello spettacolo a Cesena, e mi sento ancora un bambino ogni volta che affronto l’atto creativo; scopro sempre nuove vie che mi portano inesorabilmente verso un percorso incerto e affascinante».

In 17 anni, dal 2005 a oggi, si sono succeduti cambiamenti radicali che rendono più difficile agli artisti sopravvivere. Qual è la forza de La Veronal?

«L’arte ha sempre un percorso difficile, e così dovrebbe essere, perché abbiamo sempre bisogno di mettere in discussione il nostro mondo. La perfezione non ci aiuta, dobbiamo sempre andare controcorrente, cercare i difetti e i dolori che ci tengono in vita. La pandemia, la guerra, le crisi… sono realtà con cui dobbiamo confrontarci e cercare nuovi significati per tutto ciò che facciamo. Ci stimolano e anche se non possiamo cambiare il mondo, possiamo usare il palcoscenico come spazio politico che genera pensiero, dibattito, riflessione sul mondo in cui viviamo».

L’Italia, dove è stato più volte ospite, può essere fonte creativa per i suoi lavori?

«L’Italia è il Paese in cui sceglierei di vivere, mi sento molto vicino alla sua cultura e tradizioni. È un Paese contraddittorio e stimolante. Romeo Castellucci è il maestro di tutta la nostra generazione, colui che ha camminato davanti a noi aprendo nuove strade. Pasolini lo era già. Sono due grandi riferimenti per me e per un intero movimento che gode e si commuove del loro sguardo. L’Italia è il riflesso di un’eredità storico-artistica affascinante, mescolata alla religione, alla moda e a grandi scrittori e registi che la rendono sempre in continuo cambiamento ed evoluzione. Sono felice di festeggiare il mio compleanno in Italia e a Cesena».

Grazie Marcos, cento di questi giorni!

Info: 0547 355959

Al Bonci Moraue al ComandiniSusanne Kennedy

Fino al 16 ottobre a Modena, Bologna, Cesena e Vignola è in corso uno degli appuntamenti più attesi di Emilia Romagna Teatro, Vie festival alla sua 16ª edizione, la prima con la direzione di Valter Malosti. Il progetto, a cura di Barbara Regondi, è un osservatorio di riferimento, capace di intercettare tendenze innovative chiamando a raccolta artisti provenienti da 7 Paesi, dal Marocco e Libano alla Grecia, dalla Polonia e Germania fino alla Spagna. Un festival che interpreta la vocazione internazionale di Ert come teatro pubblico attento ai cambiamenti, ai fermenti della realtà sociale e politica e a temi urgenti come la pace, le guerre e la crisi climatica.

“Opening night” è in programma alle 15 al teatro Bonci di Cesena. Sempre a Cesena oggi dalle 11.00 alle 20.20 va in scena anche la regista tedesca Susanne Kennedy – tra le figure più originali a livello internazionale, Premio Europa per il Teatro 2017, in Italia per la prima volta quest’anno – che sarà al teatro Comandini, e poi a Modena alla Biblioteca Delfini dal 12 al 15 ottobre.

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