Octopus dei Gentle Giant

Gentle Giant

Octopus

Anno: 1972. Interpreti: Gentle Giant. Luogo: Palasport di Roma. Fu quella la prima volta che il pubblico italiano vide all’opera il gruppo britannico. Suonarono prima dei Jethro Tull, allora al massimo della popolarità. Sconosciuti alla maggior parte dei presenti, i Gentle Giant riuscirono a catturare l’attenzione del pubblico che, caso quasi unico nella storia dei concerti rock, chiese il bis al gruppo di spalla. Quando il rock esplose in Italia, all’inizio degli anni Settanta, i Gentle Giant, come dimostra l’episodio appena raccontato, furono tra quelli che maggiormente colpirono gli appassionati per il loro ambizioso progetto musicale che, segnato da frequenti cambi d’atmosfera, combinava jazz rock, psichedelia dolce e suggestioni di musica medioevale. “Octopus”, ristampato oggi in vinile, è forse il capolavoro assoluto della band di Portsmouth.

La febbrile fantasia che lo percorre, con idee che germogliano in continuazione, rende questo album del 1972 ancora nuovo e sorprendente in ogni sua parte.

In pezzi quali The Boys In The Band, Dog’s Life, The Advent Of Panurge, A Cry For Everyone, Knots, Think Of Me With Kindness, River, Raconteur Troubadour, si definiscono al meglio i contorni della musica dei Gentle Giant: le evolute competenze melodico-armoniche, la potenza ritmica di un batterista come John Weathers, l’uso del contrappunto, i tempi dispari, l’abilità dimostrata nel suonare i tanti strumenti utilizzati, le diverse matrici stilistiche di riferimento, lo straordinario processo “alchemico” dei timbri vocali. Il tutto arricchito da riferimenti letterari che vanno da François Rabelais ad Albert Camus, fino ad arrivare allo psichiatra scozzese R. D. Laing.

“Dimenticare i Gentle Giant – ha scritto Ernesto Assante – dovrebbe essere un reato. Sono stati tra i più grandi esponenti del rock anni Settanta, originalissimi, geniali, in grado di mescolare complessità compositiva con godibilità spettacolare, pura avanguardia e grande rock”.

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