RICCIONE. Aveva costretto il proprio aiuto cuoco a consumare un rapporto sessuale con una prostituta, per dimostrargli che non era gay. Il ristoratore riccionese protagonista della vicenda, che deve rispondere dei reati di violenza privata e minacce, continuerà solo in compagnia dei propri legali, gli avvocati Flavio Moscatt e Cristiano Pompili, il suo cammino processuale davanti al tribunale di Rimini. Il giudice, infatti, ieri mattina ha deciso di non poter perseguire “per incompetenza territoriale”, il sito internet con sede legale a Civitavecchia, che sotto al titolo “Omofobia, le bugie hanno le gambe corte”, aveva accusato la presunta vittima di aver raccontato il falso, colorando lo scritto con frasi in cui è stata ravvisata la diffamazione aggravata.

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