Nuovo album dei romagnoli Cazale: parla Paolo Gradari

The aunt’s house è il nuovo atteso album dei romagnoli Cazale, affascinante quartetto di musica strumentale in bilico tra jazz, post rock e suggestioni cinematiche, capitanato dal carismatico sassofonista Paolo Gradari: e sarà proprio lui a raccontarci la loro musica e progetti.

Anticipato dai singoli “Dream in color” e “Rex”, l’album uscirà in streaming e in digital download venerdì 14 ottobre, pubblicato dalla label indipendente Open Productions. Si tratta di otto tracce per trenta minuti di musica strumentale, il tutto rimodellato con grande personalità e in modo assolutamente originale.

Gradari, partiamo dall’inizio. Perché lei ed il suo gruppo vi chiamate Cazale?

«John Cazale è stato un attore hollywoodiano che ha lasciato il segno nella sua breve esistenza. In sette anni recitò in cinque film, tutti candidati all’Oscar come miglior film. Penso che il nostro suono abbia molto di “cinematico” e cercavo un nome che potesse rappresentare la nostra musica, così ho pensato a Cazale e alla potenza di quelle sue cinque interpretazioni».

Siete tutti romagnoli, ma quanto c’è della Romagna nella vostra arte?

«Non saprei rispondere. Personalmente ho sempre ascoltato musica di qualsiasi provenienza, però è innegabile che il luogo in cui vivi , più o meno consapevolmente, influenzi quello che fai».

Cosa rappresenta per voi la musica?

«Un bellissimo modo per dare sfogo alla creatività, oltre a essere un hobby praticabile a qualsiasi età».

Lei è un sassofonista, perché scegliere questo strumento?

«Ho iniziato da piccolo con lo studio del clarinetto al Conservatorio di Cesena. Come accade spesso ai clarinettisti, viste le somiglianze tecniche tra gli strumenti, prima o poi si cade nella tentazione di soffiare anche dentro a un sax, per poi rimanerne innamorati».

È in arrivo il vostro nuovo album “The aunt’s house”, perché chiamarlo così?

«Qualche anno fa è scomparsa mia zia, a cui ero molto legato. Viveva sola in una casa antica e bellissima, nel cuore di Santarcangelo. Dopo la sua scomparsa, facendo ordine tra le cose di quella casa, ho scoperto un mondo di oggetti, fotografie e documenti antichi. Tra questi e i ricordi raccontati da mia zia, mi sono perso nella storia di famiglia e volevo raccontarla, musicalmente».

È un album che parla di ricordi: quanto fanno parte della vita? Anche della vostra?

«Gli oggetti e i ricordi di mia zia mi hanno aiutato a ricostruire e a immaginare qualche momento di vita di persone vissute prima che nascessi, questo è stato l’aspetto che mi ha incuriosito e affascinato maggiormente. Sono però affiorati anche ricordi di persone che ho conosciuto e che ho amato».

Cosa sperate arrivi della vostra fatica in uscita il 14 ottobre?

«Qualsiasi emozione generata da un ascolto attento sarebbe il migliore dei risultati».

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