Nuova università del cibo: prove di alleanza per aprirla a Cesena

Nuova “università del cibo” annunciata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con chance di poterla a ospitare a Cesena: la Uil non perde tempo, scrivendo al presidente del Campus che ha il suo cuore all’ex zuccherificio. Ieri il segretario del sindacato Marcello Borghetti ha inviato a Massimo Cicognani una lettera che contiene alcune riflessioni, con l’intento di coinvolgere in questa sfida l’intera città. L’obiettivo è «capire quale sarà il percorso che porterà alla nascita di questa università del cibo e alla scelta sulla dislocazione dei corsi, affinché si possa esercitare un sostegno, da parte del mondo associativo, politico e della società civile, che auspichiamo diffuso». Il tutto «allo scopo di consentire ai soggetti interessati, di sostenere la candidatura del Campus di Cesena».

Sull’importanza di questa opportunità per il territorio Borghetti non ha dubbi. «È un’occasione di sviluppo accademico, economico e lavorativo per l’intera Romagna, che del “cibo” inteso nel senso di contenitore di molteplici fattori di sviluppo economico e di benessere, è certamente protagonista».Poi mette l’accento su alcuni punti chiave per il ragionamento sul tema. «Il nostro territorio esprime grandi imprese dell’agroalimentare, ha un tessuto agricolo che per molti aspetti di innovazione, studio e ricerca, hanno fatto la storia dei cambiamenti nell’agricoltura di qualità e che avrebbe bisogno, a nostro giudizio, di essere rilanciata e resa nuovamente attrattiva. Inoltre, il Cesenate ha una vocazione turistica che è perfettamente integrata, ad una idea di connessione fra gli elementi che arricchiscono, qualificano e possono rilanciare la nostra offerta turistica, ovvero: cibo, vino, storia, paesaggio, cultura, tradizioni, e quindi sviluppo economico e promozione di lavoro di qualità. Aspetti che possono favorire, molte altre opportunità, attirare investimenti per un ulteriore sviluppo e per aumentare le possibilità dei giovani e degli studenti di occupazione nel territorio romagnolo. Dal nostro punto di vista, si tratta quindi della possibilità di lanciare una grande università che attiri talenti, ma soprattutto che prepari personale formato alle sfide dell’agroalimentare e del turismo». Ma soprattutto – continua Borghetti – «Cesena è già sede della laurea di scienze agro-alimentari, quindi, di “materie” che sono parenti strette del food». Per queste ragioni la novità prospettata viene ritenuta «un’occasione coerente a un ulteriore sviluppo di una vocazione del territorio, con una visione che guarda al futuro».

In sintesi, quella di una futura università food è «un’opportunità che Cesena non può perdere», alla luce di quanto anticipato da Bonaccini e cioè che i nuovi corsi di studio saranno distribuiti nei quattro atenei di Bologna, Modena-Reggio Emilia, Parma e Ferrara. Per l’Alma Mater con quartier generale nel capoluogo della regione potrebbe essere una scelta “naturale” collocarli in uno dei suoi insediamenti romagnoli che da trent’anni ha sviluppato corsi di qualità nell’ambito delle scienze e delle tecnologie alimentari, che in questo anno accademico si sono arricchiti con una laurea triennale focalizzata proprio sulla cultura della gastronomia.

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