La nuova sfida dello sport romagnolo in tempo di crisi

Per lo sport italiano, lo stucchevole balletto del quando si riparte (e magari anche a che ora e su quale canale va in onda) è ormai riservato a una nicchia di extraterrestri che pensa che il problema più impellente sia la data delle prossime partite.

Non manca a nessuno la voglia di ricominciare a correre, saltare e pedalare, ma è oggettivamente impossibile dire quando. Solo un dato appare già inconfutabile: quando torneremo liberi di uscire verso lo stadio, il campo sportivo, la piscina o la palestra, troveremo un mondo diverso e niente sarà più come prima. E allora più che “quando” si riparte, forse è più interessante capire “come” si riparte.

Crisi e luce

Proviamo a iniziare dallo sport giovanile e dalla spinta che da sempre muove l’ingranaggio: la famiglia paga la quota sociale (in media 400 euro o giù di lì) e iscrive i propri figli a una società sportiva. Una società sportiva che oltre ai proventi delle quote sociali ha trovato qualche sponsor, così sopravvive e offre un servizio di qualità, magari con divise nuove, un bel pulmino che ti porta agli allenamenti e così via. È un meccanismo replicabile nel prossimo autunno? Tutti i segnali si riassumono in una parola: no.

Dalla famiglia che scuote la testa di fronte alla quota sociale da pagare, allo sponsor che sospira triste di fronte alla società che chiede di rinnovare il contributo, ci aspetta uno scenario economico da dopoguerra, senza contare le incombenze di manutenzione ordinaria degli impianti sportivi da parte dell’ente pubblico. Tutto troppo difficile.

Lo sport italiano rimarrà un muro portante a livello sociale per milioni di nostri ragazzi, ma sarà per forza un muro pieno di crepe. Però un genio della musica come Leonard Cohen cantava anche: “C’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”. E allora chissà che un fortissimo stato di crisi abbinato a una fortissima voglia di ripartire non siano le spinte giuste per farci vedere un modo diverso e magari più efficace di fare sport.

Quasi 5.000 società sportive

Nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini ci sono circa 4.700 società sportive affiliate al Coni regionale.

È un numero elevatissimo che suona come una stella in più nella valutazione del nostro territorio e aiuta a spiegare quale invidiabile livello di qualità della vita si sia riusciti a coltivare per anni. Il totale di 4.700 società comprende anche le affiliate agli enti di promozione sportiva (Csi, Uisp, Endas, Aics e così via), mentre quelle che partecipano a campionati federali in tutto sono un sottoinsieme di 1.500 società, distribuite in modo abbastanza equo tra le tre province (Rimini si attesta attorno a quota 500, mentre Ravenna ne ha un po’ di più rispetto a Forlì-Cesena).

Quanto al territorio di Imola, va scremato dalla provincia di Bologna e vanta numeri altrettanto lusinghieri, con un totale di 142 società sportive, comprese quelle affiliate agli enti di promozione.

Sommando i macronumeri, fanno quasi 5.000 società sportive in Romagna e in queste settimane non ce n’è una che non si stia interrogando sul suo futuro.

Aggregazioni

Mai come nei mesi a venire, sentiremo dirigenti di società sportive dire: «Non ce la facciamo ad andare avanti». Probabilmente sono gli stessi dirigenti che per anni hanno detto: «Insieme a quelli? Mai al mondo». Siamo il Paese dei comuni e delle rivalità dei quartieri, con una storica repulsione all’idea di unire le forze.

Oggi che le risorse individuali sono calate, bisognerà per forza affidarsi alle risorse di gruppo, ripensare all’idea di società sportiva come corpo a sé stante e valutare forme di aggregazioni come le polisportive o i consorzi di società, progetti sperimentati con successo dal Romagna in Volley e dal Romagna Rugby Rfc.

Il Romagna in Volley è il consorzio sportivo più numeroso d’Italia e ha numeri pazzeschi: 2800 atleti, 162 squadre, 147 allenatori, 132 dirigenti, partecipa a 98 campionati e organizza 52 corsi di minivolley. È un’idea di pallavolo che accomuna 11 società: Porto Robur Costa Ravenna, Volley Club Cesena, Cervia Volley, Longiano Sport, Volley Cesenatico, Arcobaleno Forlimpopoli, Rubicone in Volley, Volley Sammartinese, Around Team e Beach Volley Cesenatico.

Il Romagna Rfc è invece la franchigia di rugby che unisce Cesena, Faenza Forlimpopoli, Forlì, Imola, Lugo, Ravenna, Rimini e San Marino.

Creativi per forza

Nel Paese dei campanili, la rivalità fa parte della nostra cultura e vincere ai rigori contro la squadra di calcio del vicino è un godimento da Champions. Sono i principi alla base del nostro modo di vivere l’agonismo, ma in nome della sopravvivenza, si dovrà essere pronti a cambiare abitudini.

Il portafogli degli sponsor si restringe, di conseguenza bisogna allargare le menti.

Tutte le volte in cui l’Italia e lo sport italiano sono riusciti a rialzarsi, è stato per merito di idee talmente creative da trasformare le crisi in opportunità, aprendo la porta a qualcosa di diverso. Bene, ci risiamo: quella è la maniglia della porta, è arrivato il momento di aprirla e iniziare a pensare a qualcosa di nuovo.

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