La nuova piazza Malatesta di Rimini, Gnassi: “La bellezza è un diritto”

«La bellezza è un diritto». Vale per tutto: un film, un quadro, una statua. Anche una città. Oppure una piazza. È venerdì sera (quasi notte) e il sindaco Andrea Gnassi sta inaugurando il Museo Fellini. Si concentra sulle inquadrature esterne, piazza Malatesta riqualificata. È il suo modo per rispondere alle (numerose) critiche che ci sono state e ancora ci saranno (non va mai dimenticato che il 3 e 4 ottobre si vota): il fossato che non c’è, il cemento che è troppo, il verde che poteva essere di più, “adesso dove lascio l’automobile?”.

«Qui per 70 anni c’è stato un parcheggio – scandisce il primo cittadino -. A toccare, a invadere gli spazi storici e architettonici di un teatro, di un castello, di una chiesa, di almeno due palazzi medioevali. Ci siamo abituati alla bruttezza. La bellezza è un bene primario».

“Dalla lettera di Federico”

Gnassi attinge a piene mani dalle parole di Fellini nel libro “Il mio paese”. «Davanti alla Rocca – scriveva il regista – c’era un piazzale polveroso, sul quale sostavano le carovane: un piazzalone sbilenco, dove finiva la città».

«La città storica finiva qui – rimarca quindi Gnassi -. Castello abbandonato, palestra, parcheggio. Un furto alla comunità accettato e magari applaudito».

Concetti che aprono la porta a un cavallo di battaglia: «I riminesi sono tornati ad avvicinarsi a questi posti. Prima non era permesso: auto, confusione, smog. Tutto veniva prima».

“Guarda che roba”

Invece? Gnassi si affida allo specchio d’acqua tra il Castello e il Teatro. Richiama il fossato, ma non lo è, dicono i critici. «I bambini possono muoversi liberi là dove non potevano, possono correre in uno specchio d’acqua come i coetanei di Bordeaux e del Guggenheim di Bilbao. Possono chiedere ai nonni perché a Rimini ci sono l’elefante e il rinoceronte. Possono chiedere. Rinunciare per tanti, troppi anni, alla bellezza, alla storia, a passeggiare e godere di questi spazi è stato prima di tutto una privazione di potere della persona, dunque di libertà».

Oggi si può scegliere. «Di dire “mi piace”, scegliere di dire “non mi piace”. Scegliere di attraversare una nebulizzazione d’acqua, scegliere di non togliersi le scarpe o di scuotere la testa. Ma oggi possiamo scegliere, prima no».

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