Nuoto Europei, Sabbioni guida una Romagna orfana di Scozzoli

Sei nuotatori in cerca di una dimensione, presente e futura. Tre purosangue, tre acquisiti: il contingente romagnolo è il più nutrito di sempre agli Europei di nuoto in programma da domani a domenica a Budapest, anche se le attese forse sono meno spasmodiche di altre edizioni in termini di medaglie. Ambizioni di podio, alla vigilia, in una manifestazione, quella continentale, che dal 2010 per cinque edizioni consecutive, ha sempre visto la Romagna tornare a casa con almeno una medaglia e tanti posti in finale.

Il primo pensiero va al più vincente a livello europeo degli ultimi due lustri, Fabio Scozzoli che non è riuscito a prepararsi in tempo per questo appuntamento e ha come obiettivo il Sette Colli per provare a prendersi la seconda Olimpiade dopo un inverno complicato a causa di un’infiammazione ai gomiti che lo ha costretto a un lungo stop e a lavorare a singhiozzo nell’ultimo periodo.

Martina Carraro

La “capo-delegazione”, colei a cui sono affidate le speranze di podio più importanti, è la fidanzata di Scozzoli, Martina Carraro, genovese di nascita ma romagnola di adozione, visto che vive e si allena ormai da diversi anni a Imola sotto la guida di Cesare Casella. In quella che sta diventando una vera e propria fucina di talenti della rana come l’Imolanuoto, che ha piazzato ben tre atleti in nazionale in attesa della crescita definitiva di Simone Cerasuolo che agli Europei andrà ma Juniores.

La Carraro punta al tris di podi, come seppe fare a Glasgow, in vasca corta nel 2019: la gara più importante è quella olimpica, i 100, un test probante anche se non ci saranno la più forte e la seconda più veloce dell’anno, rispettivamente la statunitense King e la sudafricana Schoenmaekers. Quindi le più veloci sono tutte e tre italiane e già sarà battaglia dalle batterie per accaparrarsi un posto in finale con la baby Benedetta Pilato super favorita dei 50 e Arianna Castiglioni, l’esclusa eccellente da Tokyo, agguerritissime. Martina ci terrà a mantenere la leadership italiana ma non si dannerà l’anima: i suoi obiettivi stagionali erano gli Assoluti di Riccione e saranno i Giochi di Tokyo, anche se una medaglia continentale in vasca lunga manca ancora nella sua collezione.

Ilaria Bianchi

Ilaria Bianchi è alla ricerca della brillantezza perduta. Il Covid è solo un vecchio ricordo, così come il “sub-58” nei 100 farfalla, lontano ormai quasi due anni (Gwangju 2019). Ha vissuto un 2020 da prima in Italia, anche per il calo inevitabile di Elena Di Liddo, costretta ad allenarsi a singhiozzo, poi a Riccione non è stata competitiva ad alto livello e deve confermare a Cesare Butini ma soprattutto a se stessa di poter rappresentare l’Italia a Tokyo in quella che sarebbe la sua quarta Olimpiade consecutiva nel modo migliore possibile. A gennaio è rimasta ferma quasi un mese per via di un contagio tutt’altro che asintomatico, ma ora dovrebbe essere in crescita di condizione a lei gli Europei piacciono eccome, visto che nelle ultime tre edizioni ha collezionato due bronzi (Berlino 2014 e Londra 2016) e un quarto posto per un centesimo (Glasgow 2018). Il podio è lontano ma un posto in finale è alla portata della castellana che ha bisogno anche di un’iniezione di fiducia in vista della volata olimpica.

Carlotta Zofkova

Idem come sopra Carlotta Zofkova che è bronzo continentale uscente nei 100 dorso e può puntare alla sua seconda Olimpiade consecutiva, visto che è la seconda italiana nei 100 dorso e Butini ha fatto sapere che porterà due atleti per ogni specialità della staffetta. La conselicese, che a Glasgow ha vissuto le sue giornate migliori in carriera, scrivendo una piccola pagina di storia con bronzo e record italiano, ha cambiato tutto rispetto alle ultime stagioni, tranne la sede di allenamento: ancora Verona non più sotto la guida di Giunta ma quella di Alberto Burlina. La condizione c’è, la voglia di stupire anche, come il desiderio di centrare la quarta finale europea consecutiva nei 100 dorso con un tempo che convinca il ct azzurro a chiamarla per Tokyo.

Simone Sabbioni

In campo maschile situazione molto simile a quella di Zofkova e Bianchi per Simone Sabbioni che, a differenza delle due compagne di nazionale, il titolo italiano dei 100 dorso a Riccione lo ha conquistato ma non è uscito dai campionati nazionali con i riscontri cronometrici che si aspettava. A Tokyo ci andrà, a meno di sconvolgimenti, ma l’Europeo diventa per lui una tappa fondamentale in vista dell’appuntamento clou della stagione. Serve un cambio di passo deciso, un ritorno ai tempi che, cinque anni fa, lo videro affacciarsi con ambizioni al palcoscenico internazionale e che gli permisero, prima di un periodo molto sfortunato e costellato di problemi fisici, conquistare il bronzo continentale a Londra. L’attesa non manca, però il podio appare piuttosto difficile.

Federico Poggio

Primo Europeo per gli ultimi due arrivati di casa Imolanuoto nella specialità della rana. Il primo è nato ad Alessandria e da tre anni è di stanza a Imola: si tratta di Federico Poggio che, dopo una carriera promettente a livello giovanile, sembrava essersi perso e invece si è ritrovato eccome in Romagna. L’allievo di Cesare Casella è regolarmente sui 59” sui 100 rana e con questi tempi, può aspirare almeno a una semifinale europea e a contendere a Pinzuti il posto di vice-Martinenghi, qualora Scozzoli non sia competitivo in tempo per il Sette Colli.

Andrea Castello

Crescita costante anche per il pugliese che agli Assoluti di Riccone si è migliorato soprattutto sui 200, specialità dove in Italia si è creato un vuoto che ha permesso a un altro ex imolese, Edoardo Giorgetti, di tornare sul gradino più alto del podio con tempi molto interessanti. Per Castello è il debutto internazionale a 23 anni, nel pieno delle potenzialità fisiche. Non ci si aspetta troppo da lui ora, semmai il passaggio del primo turno, ma se continua la crescita costante non è escluso che possa diventare molto interessante in prospettiva Parigi 2024.

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