Novafeltria, un emporio solidale per i poveri in Alta Valmarecchia

«Creare un emporio solidale in Alta Valmarecchia, ma anche un fondo lavoro per stimolare le imprese ad assumere tramite benefit economici». Ecco due possibili interventi a favore dei bisognosi che emergono dalla ricerca sociale La povertà in Alta Valmarecchia presentata ieri al teatro parrocchiale di Novafeltria, alla presenza anche del vescovo della Diocesi di San Marino Montefeltro, Andrea Turazzi.

«Si tratta di un’analisi sociale condotta da un team di esperti in seguito all’emergenza sanitaria», spiega il sindaco Stefano Zanchini. Che evidenzia: «Se è vero che esisteva un bacino di utenza codificato, è indubbio che la pandemia abbia fatto emergere criticità inattese specie per quanti hanno perso il lavoro». Scenari foschi che hanno messo in moto i servizi sociali con buoni risultati. Fino a quando l’anno scorso Zanchini, come presidente dell’Unione Valmarecchia ha sottoscritto con Luca Foscoli, il direttore della Caritas della Diocesi di San Marino – Montefeltro, l’accordo per attivare un osservatorio sulla povertà che concretizzasse il legame tra levarie istituzioni.

I dettagli li spiega il sociologo Carlo Brizi, funzionario dei Servizi sociali dell’Unione: «Lo studio nasce per valutare se nell’Alta valle i mezzi di contrasto alla povertà trovassero consensi, raggiungendo l’obiettivo». Il tutto per mappare i bisogni su cui riprogettare aiuti più in linea con le necessità territoriali. «Perciò – spiega – 120 utenti dei servizi hanno dedicato 20 minuti per rispondere al nostro questionario». Ad affiancare la metà di loro, di origine straniera, sono intervenuti vari mediatori. Scendendo nei dettagli, la proporzione tra maschi e femmine è paritaria e le fasce di età piuttosto omogenee. Inoltre il 25% dei partecipanti ha un diploma, se non la laurea.

La certezza? «Ci sono persone che per dignità non chiedono, pur avendo perso il lavoro per il Covid». Dunque – propone Brizi – bisognerà cercare in altri modi questi «invisibili». Intanto chi ha partecipato all’indagine «in primis cerca un impiego dignitoso, il che ribalta i soliti stereotipi». Di qui l’idea di un «fondo lavoro per stimolare le imprese locali ad assumere tramite benefit economici». Altro punto nodale «creare un emporio alimentare con un carnet di prodotti base». Ma aggiunge: «Non vanno abbandonate neanche le politiche dell’edilizia residenziale». Serve un fondo, per «sostenere la caparra iniziale, offrendo in alternativa case popolari in contesti legati a servizi».

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