Notre-Dame vista dai pittori romagnoli

L a cattedrale gotica di Notre-Dame collocata nel centro di Parigi, oggi privata della guglia e del tetto dall’incendio dell’aprile 2019, è uno degli edifici più famosi del mondo. Tanti celebri artisti ne hanno fatto il soggetto delle loro opere, così come alcuni, altrettanto importanti, romagnoli.

Tommaso Molari (Savignano 1875 – Rimini 1935), a Roma per frequentare il Regio Istituto di Belle Arti, vi resta fino al 1911 per trasferirsi a Parigi per oltre un anno, prima di rientrare a Montebello, il «nido dei suoi sogni e delle sue visioni». Ci sono poche evidenze della sua attività durante questo soggiorno, una di queste è la bella tela “Port de La Tournelle” del 1912 , molto “francese”, che riprende l’abside di Notre-Dame dall’imbarcadero sulla banchina.

Maceo Casadei (Forlì 1899- 1992), il più transalpino di tutti, a 13 anni emigra a Lione con la famiglia, lavora e frequenta la locale Scuola libera di nudo, apprezzando la pittura degli artisti d’Oltralpe. Allo scoppio della Grande guerra rientra in Italia per andare al fronte. Al termine del conflitto soggiorna ancora a Lione e a Parigi. Nella capitale francese ritornerà moltissime volte anche dopo il trasferimento a Roma, a lavorare come fotografo per l’Istituto Nazionale Luce. Le sue opere parigine sono tante, realizzate in anni diversi: vi mantiene la sua abilità di vedutista ben integrato con l’ambiente. Almeno due di esse ritraggono la cattedrale. Nella luminosa tela “La Senna a Parigi”, del 1937, la si intravede all’orizzonte mentre il fiume, le chiatte e la vita sulla banchina occupano il primo piano. Diversamente, nel 1963, ne dipinge la tetra facciata e il corpo come un oscuro e pesante monolito che domina uno scenario dai toni giallognoli ravvivati solo dalla macchia azzurra sul fiume.

Il primo impatto parigino di Francesco Nonni (Faenza 1885-1976) è la partecipazione all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa del 1925 dove presenta “Il corteo dell’elefante”. Un capolavoro che rivela il suo genio eclettico che spazia dal disegno alla xilografia, alla ceramica, alla scultura e alla pittura. Negli anni Trenta e Quaranta compie viaggi a Parigi dei quali restano testimonianze grafiche e alcuni dipinti come “Notre-Dame” del 1930. Anche in questo caso l’atmosfera dell’opera è cupa, con il cielo plumbeo che attenua i contrasti, eseguita in linea con un timido espressionismo.

Ercole Drei (Faenza 1886 – Roma 1973), artefice di straordinarie sculture di rara eleganza e di una prodigiosa serie di monumenti di tradizione classica tanto apprezzata dalla committenza ufficiale, è anche un ottimo pittore. Allievo di Giovanni Fattori all’Accademia fiorentina, dipinge durante tutta la sua vita artistica, anche a Parigi dove, nel 1950, immortala la cattedrale in preciso stile novecentista.

Con loro Domenico Bagnaresi (Riolo Bagni 1920 – Rimini 1981), figlio d’arte, il padre Francesco è architetto e valente artista, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna prima di trasferirsi a Rimini per dedicarsi all’insegnamento e alla pittura. Partecipa attivamente alla vita artistica locale, entrando a far parte, all’inizio degli anni Sessanta, dell’Associazione Riminese Artisti e Cultori d’Arte. Nel 1962 è a Parigi e di questo soggiorno restano una piccola serie di brillanti acquerelli dedicati alla città e in particolare a Notre-Dame. In un caso ne riprende la facciata e l’animato piazzale antistante, isolandola dal contesto urbano; nell’altro è la fiancata che si osserva dalla riviera di Montebello, molto ben contestualizzata, graficamente e coloristicamente molto precisa. Due preziosi appunti di viaggio che confermano le capacità di sintesi vedutistica dell’artista.

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