Nonna uccisa a Riccione, perizia psichiatrica sul nipote

Il riccionese di 42 anni responsabile dell’omicidio della nonna aggredita in casa il 7 gennaio scorso è capace di intendere e di volere? Può essere processato? Rappresenta un pericolo per sé e per gli altri?

Sono le domande alle quali dovrà rispondere il neuropsichiatra forense Renato Ariatti, incaricato ieri dal giudice per le indagini preliminari di Rimini Manuel Bianchi di effettuare la perizia sull’indagato, attualmente detenuto in una sezione speciale del carcere di Reggio Emilia. L’incidente probatorio, cominciato ieri con la nomina (non sono coinvolti consulenti di parte), è stato aggiornato al 22 giugno prossimo, data per la quale l’esperto presenterà le proprie conclusioni, decisive per il prosieguo del procedimento. Se il riccionese sarà dichiarato totalmente infermo di mente, come la documentazione medica lascia supporre, al pubblico ministero Luca Bertuzzi (che coordina l’indagine) non resterà altro da fare che valutare la pericolosità sociale e chiedere per l’uomo una misura di sicurezza alternativa al carcere.

Per dimostrare come i problemi del quarantaduenne, seguito da venti anni dal Centro di salute mentale, nascano molto prima del raptus che è costato la vita alla nonna (Rosa Santucci, 88 anni), l’avvocato difensore Cinzia Bonfantini in udienza ha documentato un episodio di autolesionismo: il suo assistito si strappò dei denti perché convinto che qualcuno vi avesse inserito delle microspie. Tre giorni prima dell’aggressione mortale alla nonna, il nipote era andato dai carabinieri per “denunciare” una presunta congiura familiare ai suoi danni: «Vogliono che prenda la medicina». In casa avevano notato che qualcosa stava cambiando nella testa del congiunto che fino al 7 gennaio non era mai stato aggressivo. Nessuno però aveva raccolto le loro richieste di aiuto, a testimonianza che la tragedia affonda le sue spiegazioni più profonde nelle carenze di un sistema (legislativo, sociale, economico, giudiziario) che lascia le famiglie da sole ad affrontare situazioni più grandi di loro. La figlia della vittima, madre dell’omicida, con una lettera aperta aveva invitato alla riflessione le persone e i media che hanno la responsabilità di raccontare i fatti, ma anche il dovere di interpretarli alla luce del disturbo mentale sforzandosi di non ledere mai la dignità delle persone coinvolte.

Gli investigatori (pm Bertuzzi e carabinieri di Riccione), in attesa dei risultati della perizia psichiatrica, continuano a raccogliere riscontri all’ipotesi dell’omicidio volontario pluriaggravato. L’oggetto contundente con il quale l’uomo avrebbe colpito la vittima non è stato individuato: è stato sequestrato un cucchiaio, ma si attende dai laboratori del Ris l’esito del “luminol” su altri utensili trovati in casa. La procura ha rigettato anche, per la stessa ragione, la richiesta di dissequestro dell’appartamento per tenere “congelata” la scena del crimine per eventuali nuovi accertamenti tesi a ricostruire la dinamica anche relativamente ai dettagli ancora poco chiari.

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