Non solo virus, anche i dazi frenano il porto di Ravenna: -28,9%

RAVENNA Il tracollo del traffico portuale continua: se a marzo la flessione era stata di oltre il 30%, aprile conferma il trend. Il lockdown si è portato via il 28,9% della movimentazione merci rispetto allo stesso mese dello scorso anno con un drammatico -17% del tonnellaggio transitato dal Candiano nel primo quadrimestre del 2020. Male tutti i settori: il prolungato stop alle aziende si è fatto sentire e bisognerà aspettare il bilancio di maggio, con ogni probabilità, per vedere un calo meno marcato. I dati del traffico merci sono la migliore fotografia dell’economia reale. I container, ovvero la movimentazione con il maggior valore aggiunto, sono in calo del 13% rispetto allo scorso anno. La colpa, si badi, non è solo del Covid 19: secondo quanto commenta Autorità portuale, a frenare il traffico sono anche i dazi. Gli sbarchi e gli imbarchi del primo quadrimestre sono stati, rispettivamente, pari a 6,17 e 1,07 milioni di tonnellate. Le rinfuse solide sono calate del 19,6% mentre i prodotti liquidi hanno accusato una diminuzione del 10,5%.

Non si salva nemmeno l’agroalimentare, il comparto meno toccato dal lockdown. Nei primi quattro mesi il settore ha registrato un 11,3% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Contrazione che riguarda i beni di prima necessità destinati al commercio, ovvero i cereali, il grano e il mais (passati da 570.748 a 173.788 tonnellate, in calo del 69,6%), che «hanno risentito sia della minore domanda causata dalla chiusura della ristorazione e dell’assenza di turisti, sia dell’accumulo di scorte alla fine dello scorso anno». Rispetto alle tariffe delle navi, fa notare poi l’ente portuale, il treno si è mostrato molto competitivo e ha sottratto traffico al Candiano. Il vero problema è però quello dei dazi all’Unione Europa per mais, sorgo e segale che dal 5 maggio è salito a 10,4 euro a tonnellate dai precedenti 5,27 scattati il 27 aprile dopo che, per oltre due anni, era stato pari a zero. Spiega Ap: «L’entrata in vigore dei dazi è dovuta ad un forte calo dei prezzi del mais americano che attualmente sarebbe il più basso al mondo» e, in assenza di dazi, «avrebbe trascinato al ribasso i prezzi del medesimo prodotto in tutto il resto del pianeta». Uno dei pochi prodotti che ha davanti il segno “più” sono i semi oleosi. In totale , 356.724 tonnellate (+47,2%) destinati al ciclo industriale.Il blocco dell’ediliziaLa chiusura e la ripartenza molto lenta del settore delle ceramiche ha pesato sul traffico dei materiali da costruzione. La flessione sui quattro mesi è stata del 18,5%. Da solo il blocco al distretto della ceramica di Sassuolo vale un calo di 232.284 tonnellate (-17,3%). «La perdita principale è per il feldspato, di cui erano già presenti scorte nei magazzini; un po’ meglio l’argilla, per la quale, invece, le scorte erano esigue», spiega l’ente portuale.

Il movimento di merci destinate al settore della metallurgia ha perso in quattro mesi il 26,8%. Secondo Federacciai, ad aprile il lockdown ha portato la produzione italiana di acciaio a livelli minimi. Dopo il -40,2% registrato nel mese di marzo, il quarto mese del 2020, quello in cui il fermo da “Covid” è stato maggiormente incisivo, ha visto un calo del -42,5%. Lo stop del distretto di Brescia ha pesato in maniera particolare.

I Paesi da cui sono calate maggiormente le importazioni sono la Turchia (-31,7%), l’India (-45,9%), e la Cina (-72,7%), per un totale di 480 mila coils su 660 mila in meno. «Tenuto conto che il porto di Ravenna è il primo scalo italiano di importazione extra Ue di prodotti siderurgici e tra i principali europei, preoccupa la richiesta avanzata alla Commissione Europea da parte del Governo italiano di rivedere le misure di salvaguardia al fine tutelare il comparto siderurgico europeo, limitando drasticamente la possibilità di importazione da Paesi Extra Ue con il taglio delle quote del 75% nei prossimi mesi». Una visione protezionistica che secondo l’ente di via Antico Squero, colpirebbe soprattutto, dal punto di vista portuale, la nostra città. Lo scalo marittimo, secondo Ap, «risulterebbe il porto italiano maggiormente danneggiato in Italia e tra quelli maggiormente danneggiati in Europa».

Continuano ad andare meglio i container: il calo sui quattro mesi è pari al 9,2%, dato che si aggrava se si tengono in considerazione soltanto i pieni (-11%). Ad aprile la flessione rispetto allo stesso mese dello scorso anno è stato del 12,8% ma anche qui il decremento è più grave se si escludono i “vuoti” movimentati a scopi logistici: si arriva ad una diminuzione sul mese del 17%,

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