“Noi volontari riminesi nell’Emilia distrutta dal terremoto”

«La seconda scossa ha distrutto tutto quello che avevamo cercato di ricostruire nei giorni precedenti e tutte le speranze che speravamo di infondere ai cittadini che trovavano conforto solo nelle nostre parole, mai ci saremmo immaginati che potesse succedere nuovamente e che ci potesse colpire ancora più duramente della prima», dice Antonio Pesaresi, che con i suoi compagni della protezione civile nella mattinata del 29 maggio di dieci anni fa stava facendo un sopralluogo a Finale Emilia in una struttura di ricovero per anziani quando il secondo sisma li ha colpiti lasciandoli attoniti e addolorati.

28 decessi, 300 feriti, 45 mila sfollati e danni per 12,2 miliardi di euro sono i dati che vennero riportati in seguito alle due giornate del 20 e 29 maggio 2012, nelle quali dieci anni fa l’Emilia venne messa in ginocchio da due terremoti di magnitudo, rispettivamente, 5.9 e 5.8 e che fin da subito potè contare dell’aiuto di tutta la regione.

Lunedì 21, dopo le notizie della prima scossa, Antonio Pesaresi, presidente della Protezione civile della provincia di Rimini, partì da solo per poi alternarsi con i suoi compagni a cadenza settimanale fino ai primi di luglio portando soccorso alla Coc, Centro operativo comunale, di Finale Emilia e supportando i 5 campi di accoglienza, collaborando con i tecnici e i volontari che avevano tutti un solo obiettivo come lui: riportare in vita la parte produttiva del luogo per far sì che di conseguenza migliorasse e crescesse anche quella sociale.

«La situazione quel giorno era difficile: i crolli erano diffusi, la gente evacuata cercava rifugio e tra gli sfollati erano presenti disabili che si trovavano in condizioni disagevoli e che solo in seguito trovarono un appoggio negli alberghi delle colline circostanti», questo ricorda Pesaresi dei primi momenti di quel periodo, una situazione di disagio che non credeva si sarebbe acutizzata dopo qualche giorno a causa della seconda scossa che azzerò tutti i progressi che lui e tutti gli eroi che parteciparono alla rinascita di quei luoghi avevano fatto fino a quel punto.

«Non ci siamo mai scoraggiati, nemmeno dopo la seconda scossa, ma fino ai primi di luglio abbiamo fatto di tutto per accertarci che ogni cosa fosse messa in sicurezza, che avvenissero i primi rientri nelle strutture e che l’economia ripartisse».

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