RIMINI. Simone Pillisio andando via da Rimini, sbattendo la porta, denigrando ripetutamente i riminesi, disse chiaramente: «Ho iscritto la squadra a campionato e coppa, ora voglio vedere cosa saranno in grado di fare a Rimini». Non hanno saputo fare niente, se non inondare facebook di inutili polemiche, tutti sicuri di raccontare la propria verità, ma nessun fatto reale e concreto, se non uno stucchevole tutti contro tutti.

Ma Pillisio doveva completare l’opera e l’ha fatto ieri mattina di buon ora, inviando alla Fibs una Pec dove, da presidente in carica, ritirava il Rimini Baseball dal campionato di A1 (sarà un bel torneo dispari, con la metà delle squadre dell’A1 2018 scomparse) e dalla Coppa Campioni (così la Fibs potrà finalmente tirare un sospirone). Una decisione che sarà ratificata nel prossimo consiglio federale. Per il momento è rimasta in vita la società.

Le domande sono semplici: che motivo aveva Simone Pillisio per chiudere definitivamente le porte dei Pirati al campionato e alla Coppa? Non poteva andare a Nettuno e lasciarsi alle spalle la sua avventura riminese senza fare ulteriori mosse impopolari? Evidentemente qualcuno gli ha fatto cambiare idea.

La stessa idea, quella “rivoluzionaria” di un gruppo di eroi è durata meno di un gatto in tangenziale, sepolta da un mare di polemiche ancora prima di capire se si fosse trattato di un bluff o di un progetto vero e proprio.

“La squadra era pronta, il gruppo era pronto – chiudono con queste parole i fautori dell’iniziativa – non ci hanno dato del tempo per presentare un progetto. Chi ha lavorato in questo periodo l’ha fatto in assoluta buonafede per salvare l’A1 a Rimini e non aveva altri scopi. Evidentemente a nessuno veramente interessava una A1 a Rimini. Chiediamo scusa a tutti i ragazzi che si erano resi disponibili ma loro stessi ci hanno provato fino alla fine. E concludiamo dicendo che non avremmo mai ostacolato il lavoro di un settore giovanile che sarebbe stato la colonna portante sia quest’anno sia soprattutto in futuro”.

Ora molti si chiederanno che fine farà l’ormai famosa pizzeria di Ciro Esposito, il presidente che non sapeva di non esserlo, ma sicuramente nessuno gli toglierà la sua attività.

Il futuro? Presto per dirlo, le squadre di punta della provincia sono in serie B, ci sono settori giovanili che lavorano nel migliore dei modi, bisogna capire se l’amministrazione comunale vorrà puntare su un progetto di territorialità stile Rbr.

Purtroppo la società 14 mesi fa è passata troppo frettolosamente nelle mani sbagliate, quando la logica suggeriva di attendere il naturale passaggio di consegne ad Alberto Antolini, l’unico che avrebbe potuto portare avanti degnamente la passione ultradecennale di Rino Zangheri.

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