Delusione Scozzoli, ma una medaglia la porta a casa la fidanzata Martina

Il posto per una medaglia mondiale nella bacheca di casa Scozzoli-Carraro a Imola c’era eccome ma in pochi avrebbero pensato che quella medaglia la portasse a casa Martina Carraro e non l’atteso ranista romagnolo. C’è spazio solo per un grido di gioia nella giornata che sembrava costruita per il bel quadretto di famiglia (a cui sarebbe mancata solo la cagnetta di casa Clara) ed è quello fragoroso di Martina Carraro che sorprende ancora, dopo i due record italiani migliorati il giorno prima, conquistando un bronzo sfavillante nei 50 rana con il nuovo primato italiano, 29”59. Per la genovese trapiantata a Imola si tratta del primo podio internazionale, a 10 anni dalle gare che la videro protagonista giovanissima ai Mondiali di Roma. Fabio Scozzoli, invece, resta giù dal podio nei 100 rana dopo essersi illuso nei turni preliminari.

Sorpresa

C’è tanto di Imola nel risultato di Martina Carraro che ha scelto otto mesi fa di trasferirsi all’Imolanuoto da Bologna per farsi allenare da Cesare Casella, già tecnico di Fabio Scozzoli. «Non mi aspettavo la medaglia. Ero molto agitata prima della gara ma alla partenza non più, sembrava di averlo già fatto mille volte. Pochi anni fa pensavo che queste atlete fossero inarrivabili, sopratutto in vasca corta che per me rappresentava un gap incredibile. Invece abbiamo lavorato molto bene e si vedono i risultati».

Ha dovuto pensarci Martina a tirare su il morale a Scozzoli stavolta. «Ho visto Fabio subito dopo la sua gara. Lui è un atleta maturo e un campione affermato, non ha bisogno che sia io ad incoraggiarlo e non credo che si lascerà abbattere da questo quarto posto. Che emozione invece per me. Sono contenta perchè l’anno scorso ho osato a cambiare allenatore a metà stagione. Una scelta coraggiosa, che molti pensavano fosse sbagliata ma che in meno di un anno si è rivelata vincente. L’unica cosa che è cambiata è il metodo di allenamento: non nuoto più tanto e lavoro molto più in palestra e sulla forza che a parer mio era quello che mi mancava. Non mi pongo limiti, tanto meno di età: ho 25 anni e a casa ho l’esempio di un trentenne che si allena come un diciottenne. La mia prima medaglia la dedico a mio padre».

Delusione

Il trentenne ha dovuto masticare amaro. Dopo aver strabiliato in batterie e in semifinale, Scozzoli ha chiuso al quarto posto nei 100 rana ai piedi del podio (56”48 il tempo, 18 centesimi più alto del giorno prima ma per il terzo posto ci sarebbe voluto il record italiano) a cui aveva iniziato a credere. A sparigliare le carte il fuoriclasse Van der Burgh, con cui si rinnova la battaglia. «Mi scoccia però sapevo che eravamo in quattro o cinque tutti sullo stesso livello. Diciamo che speravo di avere io qualcosa in più e invece non sono stato efficace. Sono partiti subito forte e qualcosa mi è mancato nel passaggio a metà gara. Il quarto posto mondiale ci può stare, soprattutto se chi mi ha preceduto ha chiuso su tempi che non ho mai nuotato, ma quando ambisci al podio dispiace. Io sto bene, la condizione c’è e non ho fatto un tempaccio. Questa è andata, penso già alla prossima».

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