Protti scuote il Forlì: “Chi tira i remi in barca andrà a casa”

FORLI’. Stefano Protti non ha mai apprezzato le chiacchiere e a Forlì non ha certo cambiato registro. Il nuovo tecnico dei Galletti è anche uno vero, uno cioè che quel che pensa dice. E infatti si presenta così: «Cambiare gli obiettivi in corsa non è facile e ci vorrà tempo per intervenire anche sul piano mentale. Quanto? Mi piacerebbe dire che basta aspettare domenica, ma non sono uno che dice bugie. Dico solo che dovrò valutare attentamente anche la condizione fisica dei ragazzi per capire in che modo potrò incidere con le mie idee, che sono idee di un calcio aggressivo e grintoso distribuito per tutta la partita. Ad Avezzano dopo 25-30 minuti di livello la squadra si è squagliata alle prime difficoltà, si faticava a fare anche un passaggio di 5 metri. Ci vuole tanto lavoro dentro al campo e il lavoro dentro al campo richiede tempo e pazienza».

Pronti a soffrire

Pungolato sull’atteggiamento recente della squadra, già visionata alcune volte tra cui domenica scorsa contro la Sammaurese, Protti usa parole forti e decise: «Subentrare e inculcare idee diverse al gruppo non è facile ma ho preso questa opportunità al volo e con entusiasmo. Questa squadra non deve lottare in classifica con il Cesena, anzi: ci sarà da soffrire e i ragazzi dovranno essere pronti a farlo. Io se necessario sto tutto il giorno al campo e così anche loro. Se qualcuno per caso ha tirato o tirerà i remi in barca, prende le sue scarpe e va a casa».

La rosa e il suo valore

Sul valore della rosa Protti rincara la dose: «Sento dire che questa è una squadra forte e che le squadre di vertice vogliono saccheggiarla. Io vedo una squadra in zona play-out e non penso che chi comanda la classifica voglia i giocatori di una squadra nelle zone basse. Se questi ragazzi sono forti me lo dovranno dimostrare coi fatti e io spero sia così fin da subito, spero che possano iniziare un filotto di vittorie. Ad oggi però non siamo forti e non lo sono nemmeno io. Se lo mostreremo, allora potremo dire di esserlo. Ma basta chiacchiere: i ragazzi vanno lasciati lavorare perché in campo ci vanno loro ed è a loro che siamo appesi. Oggi c’è una fragilità tecnica e mentale. Dove si deve lavorare di più? Ovunque, perché non si segna e si prendono tanti gol, purtroppo la realtà al momento è questa».

Cosa vuol dire per Protti tornare ad allenare e in una piazza come Forlì? «In estate mi hanno cercato tante società di Serie D ma ho sempre declinato perché credevo di essermi meritato qualcosa di più. Sono comunque approdato a Forlì entusiasta e carico perché il Forlì è il Forlì ma sul campo questo non basta: dobbiamo far capire che non siamo questi e preparare il tragitto fin da subito».

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