Poggiali, dimissioni attese al rientro dal viaggio in Kenya

SAN MARINO. La decisione finale sarà presa nel fine settimana, al suo rientro dal Kenya. Ma le dimissioni del presidente della Democrazia cristiana, Leo Marino Poggiali, appaiono ormai quasi scontate. La questione del suo rinvio a giudizio con l’accusa di riciclaggio è stata affrontata lunedì sera dalla direzione del partito, conclusasi dopo l’una di mattina.

I presenti parlano di un confronto sereno eppure il Pdcs sembra al centro di una bufera. Non sono mancate infatti prese di posizione anche forti da parte di alcuni alleati, e non solo, negli ultimi giorni. Tornando alla questione del presidente, «la dirigenza incontrerà Poggiali al suo rientro e verrà presa una decisione condivisa in tempi brevi», spiega il segretario scudocrociato, Marco Gatti. Lunedì è stato intanto ribadito che alla data della sua nomina, lo scorso 9 gennaio, né lui né nessun altro era al corrente di quanto sarebbe poi accaduto. La Dc esprime «solidarietà all’amico Marino, certa che emergerà la buona fede del suo operato, e conferma la volontà di perseguire le azioni più utili affinché tale situazione non vada a detrimento del Partito». Sulla vicenda ha da subito chiesto estrema chiarezza il suo predecessore, l’attuale segretario di Stato per il Turismo, Teodoro Lonfernini. «Poggiali – afferma – farà ciò che è più necessario in virtù degli impegni che si è preso».

Dimissioni dunque? «Si fa fatica a pensare il contrario, altre soluzioni non credo ce ne siano». L’ex presidente della Dc non è deluso, quanto «preoccupato e amareggiato, vicende personali diventano di partito». Nessun dubbio però sulla «buona fede» di Poggiali. Purtroppo, ribadisce, «il partito è oggetto di sospetti attraverso fatti personali. Nessun collegamento però con il Conto Mazzini, sono fatti diversi di fronte ai quali ognuno deve prendersi le proprie responsabilita».

Dello stesso avviso il collega di partito e di governo, Francesco Mussoni. Il segretario di Stato per la Sanità, oltre a non vedere connessioni, conferma che «su Poggiali metteremo in fila gli elementi per prendere una decisione condivisa. Siamo tranquilli si tratta di una persona a posto». Anche se, conclude, «se non era presidente della Dc, forse non avrebbe avuto tutto questo clamore e la questione si sarebbe risolta come legata al suo lavoro».

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