Presidente a giudizio, terremoto in Dc

SAN MARINO. Terremoto in casa Dc l’indomani del rinvio a giudizio del suo presidente, Leo Marino Poggiali, con l’accusa di riciclaggio. Il segretario Gatti temporeggia e, per il momento, non se ne parla di chiedergli le dimissioni: «Sarà lui a prendere decisioni».

Meno cauto l’ex presidente del partitone, Teodoro Lonfernini, che aveva “abdicato” in favore di Poggiali appena un mese fa: «Chiarimento necessario, e se qualcuno sapeva oltre a lui, le conseguenze saranno diverse». La Democrazia cristiana sottolinea: Poggiali non era indagato quando è stato nominato presidente

L’inchiesta. Leo Marino Poggiali (come anticipato ieri dal Corriere di Rimini) è stato rinviato a giudizio dal commissario della legge Alberto Buriani appena un paio di giorni fa con l’accusa di riciclaggio: a difenderlo, l’avvocato Gian Nicola Berti che conferma come il presidente del partito sia stato ascoltato in tribunale il 31 gennaio scorso, ma – dice – come testimone. Poggiali, afferma il suo legale Berti, è completamente etraneo all’accusa di riciclaggio. Si sarebbe fidato di un avvocato, Scardaccione appunto, già cliente dell’Eurocommercial bank, e che a Poggiali si presentò con un documento originale intestato a Martellacchi, definendolo un anziano malato impossibilitato a presentarsi in banca. Insomma la responsabilità di Poggiali, secondo la difesa, sarebbe quella di avere proceduto con l’adeguata verifica in assenza del diretto interessato: un ruolo «marginale», dice l’avvocato Berti, e Poggiali avrebbe già ricostruito l’esatta cronologia dei fatti alla magistratura.

La Dc, incredula. «Sapevo che era stato chiamato in qualità di teste – spiega Marco Gatti, segretario del partitone -, e che lo avrebbero riascoltato. Non sapevo della comunicazione giudiziaria». Presto per parlare di dimissioni, lascia intendere il segretario che “glissa” sulla domanda. «Io non conosco la vicenda, ma come persona la conosciamo da una vita, e sappiamo che è perbene e capace. Ora è fuori per qualche giorno: quando rientrerà, nel partito ne parleremo insieme. Poi sentirò cosa vuole fare lui». Non ne sapeva invece nulla l’ex presidente Teodoro Lonfernini: «L’ho appreso dal giornale e con dispiacere, ma se qualcuno sapeva di questo le conseguenze saranno diverse – avverte l’attuale segretario di Stato al turismo -. Il chiarimento è comunque necessario».

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