Riciclaggio, il presidente della Dc a giudizio

SAN MARINO. Li avrebbe aiutati a ripulire i due milioni e 300mila euro recuperati da alcune curatele fallimentari e destinati all’Istituto di previdenza italiano, ma invece dirottati sul conto di una società che aveva lo stesso acronimo dell’Inps, e da lì spediti a San Marino: qui, il funzionario di banca li avrebbe aiutati a manovrare i denari per conto di un prestanome che, sul Titano, non aveva mai messo piede. Non si tratta però di un bancario qualsiasi: con l’accusa di riciclaggio, alla sbarra dovrà infatti salire Leo Marino Poggiali, da appena un mese presidente della Democrazia cristiana. Interrogato, si difende: «Non sapevo: era solo un favore a un cliente anziano». Con lui, altre tre persone rinviate a giudizio: il tribunale sequestra oltre due milioni di euro. Terremoto in via delle Scalette.

 

La segnalazione dell’Aif. Il fatto risale al 2010: fu l’Eurocommercial bank, dove Poggiali lavorava, a segnalare le anomalie all’agenzia di informazione finanziaria. L’Aif, a sua volta, chiese la collaborazione all’unità corrispondente italiana, la Uif, che trasmise gli atti alla Procura di Roma. Di lì a poco, la Guardia di Finanza arrestò i due avvocati Gianluca Cesari e Francesco Scardaccione. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i due avrebbero in cinque anni sottratto in tutto tre milioni di euro destinati all’Inps. Erano soldi recuperati dalle curatele fallimentari e dirottati verso la società “Insegnamento della partecipazione sindacale” che ha lo stesso acronimo dell’istituto di previdenza. L’accusa per i due, in Italia, era di peculato e falso.

 

Il raggiro. Il meccanismo a cavallo tra Italia e San Marino era questo: come curatore fallimentare di una società, Cesari inviava le somme destinate all’Inps su un conto corrente on line, a Roma. Scardaccioni si presentava sotto la falsa identità di Francesco De Giura, incassava le somme e le girava su un conto a San Marino.

 

Il conto sul Titano. Il rapporto detenuto all’Eurocommercial è intestato a un pensionato, Benito Martellacchi, che secondo gli inquirenti sammarinesi altro non sarebbe se non un prestanome di Scardaccione. In realtà, sempre secondo le ipotesi accusatorie, il rapporto con Scardaccione sarebbe stato gestito direttamente da Poggiali, funzionario di punta della banca: è lui che fa simulare la gestione operativa di Martellacchi – compresa l’adeguata verifica – senza che in realtà il prestanome a San Marino si presenti mai. Il tutto, anche quando la banca matura il sospetto. I soldi, dall’Eurocommercial bank, confluiscono su altri conti, uno intestato a Scardaccione e l’altro a una società di diritto inglese, anch’essa schermo per lo stesso avvocato romano. La segnalazione arriva in tempo perché i soldi restino a San Marino. Il tribunale del Titano, dopo aver aperto un’inchiesta, riesce a sequestrare le somme: si tratta di due milioni e 150mila euro. Indagati, e ora a giudizio, per riciclaggio finiscono: il presunto prestanome Martellacchi, Poggiali, Scardaccione e l’amministratrice della società di diritto inglese. Interrogato Poggiali si è difeso chiarendo di aver gestito il conto per un favore richiesto da Scardaccione che, già cliente della banca, gli aveva parlato di Martellacchi come di un anziano malato.

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