RIMINI. «A te ti ci vuole la sedia come per gli handicappati, oltre che essere messo come sei messo sei anche sordo». Una maestra di una scuola comunale per l’infanzia di Rimini è accusata di maltrattamenti aggravati nei confronti di tre piccoli alunni che, all’epoca dei fatti (aprile, maggio, giugno 2018), avevano cinque anni di età.

L’insegnante, che è difesa dall’avvocato Milena Montemaggi, nei giorni scorsi ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, preludio a una richiesta di rinvio a giudizio da parte del sostituto procuratore Paola Bonetti. L’inchiesta penale, affidata agli agenti della sezione minori della Squadra mobile della questura, è nata dalla segnalazione interna di una supplente e ha già avuto un primo esito disciplinare. Il Comune, infatti, dopo aver provveduto al trasferimento della maestra in un altro ufficio ha disposto nei suoi confronti la sospensione temporanea di quindici giorni. L’inchiesta interna avrebbe escluso veri e propri episodi di violenza fisica e conseguenze psicologiche per i piccoli alunni, ma accertato sporadici casi di comportamenti inappropriati, tra i quali modi bruschi, parole pesanti e rimproveri non adeguati a un’aula di scuola materna nei confronti di minori la cui unica colpa è quella appunto di essere bambini un po’ troppo vivaci all’occhio di un’insegnante adulta e magari sfinita dopo una quarantennale carriera senza ombre.

Ascoltata nel corso del procedimento interno lei ha negato tutto ed è pronta a farsi interrogare dal pm Bonetti per chiarire la sua posizione. L’avvocato Montemaggi presenterà una memoria difensiva nella quale gli episodi contestati vengono ridimensionati, smentiti o contestualizzati grazie alle testimonianze raccolte tra colleghe dell’indagata e genitori. La donna, prima della vicenda, era arrivata alle soglie della pensione senza mai un rilievo o una rimostranza da parte delle famiglie. Secondo l’accusa la maestra, che ha 62 anni, almeno negli ultimi tempi sarebbe stata soggetta a «esplosioni incontrollate di rabbia – secondo quanto si legge nel capo d’imputazione provvisorio – urlando, scuotendo e umiliando gli alunni, bloccandoli, a volte con la forza, zittendoli con modi inappropriati». In una occasione avrebbe ripreso in modo brusco un bambino strappandogli dalle mani un bicchiere per poi «colpirlo con una botta vicino all’ascella». In un altro caso avrebbe urtato e strattonato un altro bambino, prima di apostrofarlo con frasi offensive capaci di generare nei minori, sempre stando all’interpretazione dell’accusa che ancora non è passata al vaglio di un giudice – stati di prostrazione e ansia nei piccoli. I genitori sono assistiti dall’avvocato Massimiliano Orrù.

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