Morto sul lavoro a San Giovanni in Marignano, doppia condanna. Verdetto ribaltato in appello

SAN GIOVANNI IN MARIGNANO. «Non è stata una inevitabile fatalità, ma un fatto prevedibile: non è possibile morire sul posto di lavoro». Le parole pronunciate dall’allora vescovo di Rimini Francesco Lambiasi nel giorno dei funerali dell’operaio, nella chiesa di San Pietro a San Giovanni in Marignano, trovano conferma, undici anni dopo, nella sentenza di appello. I giudici bolognesi, infatti, ribaltando il verdetto di primo grado, hanno condannato per omicidio colposo, con tutte le attenuanti del caso, a otto mesi di reclusione il legale rappresentante e riconosciuto la responsabilità civile dell’azienda per la quale la vittima lavorava: la Lam di San Giovanni in Marignano.

La tragedia risale al 15 gennaio 2008: Massimiliano Guazzolini, 41 anni, sposato e padre di due figli, fu trovato morto dai colleghi verso le 20, riverso sul macchinario al quale stava lavorando. Il decesso, secondo l’autopsia, avvenne per un’asfissia provocata dallo schiacciamento della cassa toracica: l’uomo rimase incastrato tra il carrello trasportatore delle lamiere e il piano di lavoro della punzonatrice. L’inchiesta aveva individuato quattro possibili responsabili, in concorso tra loro, per quanto accaduto, ma a Rimini in primo grado nel novembre 2015, il giudice li assolse perché il fatto “non sussiste”.

Il pubblico ministero, che aveva chiesto la condanna degli imputati (tutti ad eccezione del responsabile della sicurezza) alla pena di due anni di reclusione e anche della società, ha però impugnato la sentenza. Gli argomenti dell’accusa sono stati ripresi dal procuratore generale nel processo d’appello. A Bologna è stata confermata l’assoluzione per gli altri imputati (in un caso è scattata la prescrizione): è emersa invece la presunta responsabilità dell’allora legale rappresentante dell’azienda (difeso dagli avvocati Luigi Renni e Piero Venturi). Indagato fin dal principio, per lui è stato ritenuto valido un primo incidente probatorio del quale non si è potuto tenere conto per gli altri imputati assolti (uno dei quali difeso dall’avvocato Roberto Brancaleoni). La Lam, assistita dall’avvocato Luca Greco, è stata condannata al pagamento di 25mila euro di quote sociali allo Stato. I familiari della vittima, risarciti dall’assicurazione, non si erano costituiti parte civile. I legali dell’unico imputato condannato e dell’azienda preannunciano il ricorso in Cassazione.

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