Femminicidio Riccione, Castaldo riapre gli occhi: se la caverà

RIMINI. Dovrà convivere ancora con il rimorso per avere ucciso la donna che diceva di amare, in preda a una “tempesta emotiva”. Michele Castaldo, infatti, il femminicida ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Ferrara dopo il tentato suicidio in carcere, ieri ha riaperto gli occhi e ha cominciato a rispondere agli stimoli.

Non è stata ancora sciolta la prognosi, ma se la caverà. Intanto resta sedato, anche perché intubato e sotto terapia, ma tra i medici prevale un fondato ottimismo. Nelle uniche parole pronunciate, a stento, avrebbe chiesto del suo difensore, l’avvocato Monica Castiglioni, unico tramite con l’esterno, dopo che i familiari hanno troncato ogni rapporto con lui. Stavolta non paiono esserci dubbi sulle reali intenzioni di farla finita da parte dell’uomo. In passato, invece, sia all’indomani del delitto, quando ingerì semplici antidolorifici sciolti nel vino, sia quando nel 2014 tagliò il tubo del gas e saturò la stanza (ma in attesa dell’esplosione diffuse con largo anticipo un eloquente messaggio d’addio su Facebook facendo scattare i soccorsi prima del “botto”) qualcuno aveva pensato a semplici azioni dimostrative.

La depressione

Di certo la depressione è da anni un tratto caratterizzante della personalità dell’uomo ed è uno degli aspetti (accanto alla confessione, la volontà di risarcire, eccetera) dei quali i giudici di appello hanno tenuto conto al momento di concedere le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante della gelosia. Un bilanciamento che ha portato al dimezzamento della pena da 30 a 16 anni di reclusione, anche in considerazione del rito abbreviato che, di per sé, garantisce già lo sconto di un terzo. La fragilità di Castaldo, che non gli era valsa la semi-infermità mentale, era stata sottolineata dal perito psichiatrico, sulla base dalle infelici esperienze di vita, familiare e affettiva dell’imputato. Vita costellata da lutti (la perdita del figlio per leucemia e quella ravvicinata dei genitori per tumore) e tradimenti (aveva sorpreso insieme a un altro sia l’ex moglie sia una precedente fidanzata).

Il turbamento

Stavolta a turbarlo è stata la tempesta mediatica sul suo caso. «Non capisco questo polverone dopo due anni dal delitto e dopo quattro mesi dall’appello», si legge nella lettera-testamento, spedita all’avvocato Monica Castiglioni. Alla pressione dei commenti ascoltati in tv si è aggiunta quella degli altri detenuti. Castaldo era stato sistemato da solo in una cella della sezione protetta del carcere ferrarese. Ha eluso la sorveglianza ingurgitando il contenuto di una bottiglietta di olio nella quale aveva sciolto dei farmaci (un’inchiesta è aperta per sapere come se li sia procurati). «Mi stanno demonizzando, ma io la pena me la infliggo da me», scriveva prima del gesto. Dovrà invece rassegnarsi ad attendere il verdetto della Cassazione chiamata a pronunciarsi sulla congruità della pena inflitta per il femminicidio, a Riccione, di Olga Matei, la “sua” fidanzata.

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